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DIARIO SIERRA LEONE/ Ernest: dopo 11 anni di guerra e l'Ebola, chi ci salva si è fatto bambino

ERNEST SESAY racconta il primo Natale in Sierra Leone dopo il virus Ebola e come Padre Berton abbia cambiato per sempre la sua vita e quella di tanti altri come lui

In uno slum di Freetown (Foto dal web) In uno slum di Freetown (Foto dal web)

SIERRA LEONE — Dal 15 dicembre scorso c'è stato un clima di festività a felicità in tutto il Paese. Nel Natale del 2014 tutta la Sierra Leone era in quarantena a causa del virus Ebola: la gente era disperata e tante persone morivano come cani in casa o in ospedale. Era un paese triste e in ginocchio. Il buon Dio ci ha salvato poche settimane fa, quando l'Onu ha dichiarato la Sierra Leone "Ebola free". E tutto il paese ha voluto recuperare il Natale "perduto" l'anno scorso. C'è un clima di gioia, e di celebrazioni per tutti, cristiani e musulmani. Tutti hanno voluto celebrare questo Natale come un popolo liberato. 

L'associazione Movimento Casa Famiglia FHM in Sierra Leone che padre Giuseppe Berton (scomparso nel 2013, ndr) ha fondato, è stata premiata e riconosciuta con un apprezzamento ufficiale dal presidente della Repubblica settimana scorsa per il lavoro straordinario che abbiamo fatto per fermare il virus. Stare davanti al presidente della Repubblica è stato emmozionante. E stato proprio lui a dirmi: "Grazie mille per tutto quello che hai fatto per la tua gente, continua così". È stata davvero una bella esperienza. Per noi questo riconoscimento e apprezzamento non sarebbe stato possibile se non fosse per il modo in cui padre Giuseppe Berton ci ha tirati su, con il suo metodo di mettere sempre la persona al centro di tutto. L'amicizia con gli italiani che abbiamo incontrato negli anni passati ci ha fatto crescere, anche grazie all'aiuto che abbiamo ricevuto dagli amici di Avsi, che è il nostro donatore principale in Italia. Ringraziamo di cuore tutti coloro che ci hanno aiutato in questi anni difficili nella nostra storia.

È sempre bello pensare che la vita è bella nonostante le difficoltà e la povertà che realisticamente definisce il nostro paese. Io sono cresciuto con una persona, padre Berton, che ha sempre detto che non siamo poveri e che dobbiamo solo essere protagonisti della nostra vita. È per questo che padre Berton mi ha fatto lasciare tutto quello che volevo diventare in futuro per incontrare gli amici del movimento Comunione e liberazione in Italia. Nel 2002 ho quindi lasciato una borsa di studio di quattro anni in Canada per dire sì alla sua proposta. Dopo un anno di esperienza straordinaria in Italia, che mi ha visto nella scuola di Franco Nembrini, "La Traccia" di Calcinate (Bergamo), poi con Avsi a Milano, Cesena e altrove, sono tornato a casa cresciuto, più pronto per essere protagonista nel mio paese. In Italia sono stato confermato nella mia fede e oggi sono felicissimo che padre Berton abbia fatto una scelta così importante per la mia vita. Due anni fa padre Berton è salito in cielo, lasciando tutto sulle mie spalle. Con gioia porto avanti questa responsabilità; non è affatto facile, ma ho la certezza che Cristo mi aiuta e mi darà la forza per puntare sempre più in alto e credere nella provvidenza.