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ISIS/ Herzog: dopo la sconfitta del califfo a Ramadi, prepariamoci a nuovi attentati

Il Califfo Al-Baghdadi Il Califfo Al-Baghdadi

Per debellare l’Isis è necessario raddoppiare i blitz aerei, che in questo momento sono molto limitati, e avviare una campagna di terra. E’ necessario sviluppare maggiormente le forze locali, sul modello di quanto l’esercito irakeno sta compiendo a Ramadi.

 

Le minacce di Al-Baghdadi a Israele rappresentano anche una svolta ideologica?

L’ideologia dell’Isis è da sempre caratterizzata dall’antisemitismo e dall’odio per Israele, come è stato notato più volte dai discorsi dei suoi leader. Di solito però nei suoi messaggi Al-Baghdadi evita di concentrarsi su Israele, e in questo senso l’ultimo audio è stato un’eccezione.

 

In che modo il califfo potrebbe attaccare Israele?

E’ difficile attaccare Israele dai confini perché ci possiamo difendere. Anche se ci sono degli jihadisti nel Sinai, al confine egiziano, e sull’altopiano del Golan, al confine siriano, il nostro esercito è comunque in grado di fermarli. Lo scenario più probabile sul quale ci dobbiamo concentrare è la possibilità di attentati terroristici contro obiettivi ebraici in Europa e Stati Uniti.

 

Israele è più preoccupato per le minacce di Al-Baghdadi o per l’Intifada dei coltelli?

La minaccia principale per Israele è l’Intifada dei coltelli. Quest’ultima ha un impatto sul sentimento di sicurezza di ogni cittadino israeliano. Si tratta di un pericolo immediato di cui Israele sta facendo esperienza diretta. Quella dell’Isis invece è una minaccia esterna, e richiede un diverso tipo di allerta, più intelligence e maggiore concentrazione operativa. Di fronte agli accoltellamenti non ci si può difendere con l’intelligence, perché sono perpetrati da giovani individui influenzati dall’atmosfera del momento. Nei confronti dell’Isis è possibile invece usare i servizi segreti per allertare in anticipo le autorità.

 

(Pietro Vernizzi)

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