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RISIKO/ Yemen, il Vietman dell'Arabia Saudita con i soldi di Obama

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Un' altra minaccia si sta profilando nella provincia meridionale di Najran, regione già contesa tra Yemen e Arabia e annessa a quest'ultima nel 1934, dove è sorto un movimento, sunnita, che chiede l'indipendenza da Riyadh e ha già dato luogo a qualche scontro.

Una situazione potenzialmente esplosiva si ritrova anche nel Bahrain, isola che vive sul petrolio e governata da una dinastia sunnita, ma con una popolazione a maggioranza sciita. Nel 2011, anche il Bahrain ebbe la sua Primavera araba, repressa duramente dal governo con l'aiuto di truppe inviate dall'Arabia Saudita. Le ultime elezioni del 2014 hanno confermato ai sunniti la maggioranza parlamentare e la costituzione del nuovo governo, presieduto da un parente del re. La guerra in Yemen e le turbolenze nella parte orientale dell'Arabia, di fronte all'isola, fanno temere al Bahrein e ai sauditi una possibile saldatura tra gli sciiti di quelle aree e quelli del sud dell'Iraq, sostenuti apertamente dall'Iran.

Il Bahrein è importante anche per gli Stati Uniti, che qui hanno la base della loro Quinta Flotta e che considerano il Paese un loro importante alleato, come l'Arabia Saudita. Quest'ultima è tra i maggiori acquirenti mondiali di armi, in particolare americane e britanniche. Non a caso, recentemente Obama ha approvato una consistente vendita di armi e munizioni ai sauditi al fine di ricostituire le loro riserve.

Evidentemente la guerra in Yemen costa molto anche in materiale bellico e l'industria delle armi è più importante delle cosiddette Primavere arabe, anche per il democratico Obama, che forse vuol farsi perdonare dai sauditi la sua apertura all'arcinemico iraniano.  

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