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Esteri

DALLA GRECIA/ Così Tsipras "governa" l'opposizione

Dopo il fiasco delle primarie di Nea Dimokratia, principale partito di opposizione in Grecia, Tsipras ha ancora più strada libera per governare il Paese. Il punto di SERGIO COGGIOLA

Alexis Tsipras (Infophoto)Alexis Tsipras (Infophoto)

Alexis Tsipras ha vinto le elezioni per la presidenza di Nea Dimokratia anche se non era candidato. Può sembrare un paradosso, ma il fiasco delle primarie ha reso manifesta l'epifania di un partito allo sbando, senza identità.  Tutto rimandato a metà dicembre, se si riesce a trovare una società che garantisca il normale svolgimento delle "primarie" tra quattro candidati sbiaditi - un paio anche pericolosi per la loro deriva populista. L'annullamento della precedente votazione è stata imputata a un "errore tecnico", ma ha scatenato la bufera. Accuse e contro accuse. Dunque, l'opposizione, nel periodo in cui il governo dovrà varare le riforme previste nel secondo pacchetto dell'accordo con l'Ue, è riuscita a diventare lo zimbello dell'opinione pubblica e della politica, e a far riflettere sulla sua "natura". Stupisce anche il disappunto manifestato dall'ex primo ministro Kostas Karamanlis, l'artefice dello sfarinamento di questo Paese. Eppure c'è chi spera in un suo ritorno (Tsipras).

Nea Dimokratia si definisce un partito liberale, fautore del libero mercato. In teoria. In pratica, quando ha esercitato il potere si è ben guardata da avviare una qualche significativa privatizzazione, troppo occupata a curare il benessere della sua clientela elettorale. Certamente la classe borghese - o ciò che ne è rimasto - non si sente oggi rappresentata da questo partito. Tantomeno gli industriali, quelli che resistono perché sono anni che non si preoccupano dello sviluppo economico del Paese. Al confronto, Alexis Tsipras si sta dimostrando più "liberale" dei "neodemocratici". O almeno la sinistra ha espresso precise posizioni per la ristrutturazione della struttura produttiva del Paese e l'aumento della produttività. 

È possibile che i "syrizei" non abbiano il coraggio di mettere in pratica  le loro proposte - le ragioni possono essere chiare a tutti -, ma almeno pongono delle questioni su cui si può discutere. Da parte dei "liberali", invece, si assiste al completo distacco dalle fasce sociali produttive, ma non solo. Si rifiutano di discutere nuove proposte. In altre parole, hanno completamente perso il contatto con i loro alleati naturali e con quel 30% circa di elettori. Se poi si scompone questo dato si capisce che sono gli anziani che votano per i neo-democratici, mentre i giovani o votano a sinistra o non votano.

In questa situazione confusionale - senza leader e senza strategia politica - ad approfittarne, e sarebbe sciocco non cogliere l'occasione, è Alexis Tsipras quando parla di un "dialogo nazionale" sull'economia, sull'ennesima riforma della Costituzione, sul futuro del Paese. Parla di una strategia comune per far uscire il Paese da questa pozza di acqua stagnante, ma in realtà uccide politicamente il presunto liberismo di Nea Dimokratia. Il primo ministro è sempre un passo avanti nel catturare l'attenzione dell'opinione pubblica, non incontra resistenza e prepara il terreno per ridimensionare il partito di opposizione.