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GUERRA AL TERRORE/ La "babele" che lascia indifesa l'Europa

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Eppure, non vi è solo la logica e il buon senso al suo fianco. Quello che spingerebbe a far fare a un’ipotetica federazione ciò che gli Stati non possono fare o non possono fare in modo efficace con beneficio di tutti (la difesa, la politica estera, il controllo delle frontiere e dell’immigrazione secondo il modello del Department of Homeland Security statunitense, la creazione delle grandi reti infrastrutturali europee, la politica energetica, ecc.). I fatti di Parigi ci dicono di più: che senza Europa la nostra civiltà è a rischio. 

All’alba della strage del Bataclan Adriana Cerretelli scriveva su Il Sole 24 Ore: "Conforta e scalda il cuore nella Parigi della carneficina sentire la gente intonare la Marsigliese, cantarla a squarciagola per gridare la propria identità nazionale, una storia rivoluzionaria e libertaria da opporre all’oscurantismo medioevale degli idolatri dell’Apocalisse, di teste mozzate, sharia, donne schiavizzate e ignoranza eletta a politica sociale". Quella storia, quell’identità, in realtà non è solo francese, ma è europea. Quando sono in giro per il mondo non è la pasta o la moda che mi distingue da un cinese, russo, africano, indiano e perfino da un americano. È la mia profonda cultura europea, la mia storia. Quello che se non cominceremo a difendere, nell’unico modo plausibile, verrà spazzato via nel secolo che verrà.

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COMMENTI
06/12/2015 - commento (francesco taddei)

la soluzione è un coordinamento maggiore e un'intesa sugli interessi in ballo. non può essere l'annullamento degli stati nazionali in un supergoverno a guida anglofrancotedesca caldeggiato dagli europeisti a prescindere nostrani. che fanno così perché senza indentità.