BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

KAYLA MUELLER/ L'ostaggio ucciso dall'Isis: anche in prigione sono grata

Anche in prigione e con il rischio di essere uccisi si può essere liberi e grati della vita: le ultime parole della ragazza americana ostaggio dell'Isis uccisa nei giorni scorsi

Katya Mueller Katya Mueller

E' stata resa nota l'ultima lettera scritta da Kayla Mueller, la cooperante americana di 26 anni morta dopo oltre un anno di prigionia nelle mani dei terroristi dell'Isis. La ragazza era stata catturata nell'agosto 2013 dopo aver lasciato l'ospedale di Medici senza frontiere ad Aleppo dove lavorava come volontaria. La lettera era stata inviata ai familiari lo scorso anno, e il suo contenuto è molto toccante. Dice di essere in discrete condizioni fisiche, di essere anche ingrassata di qualche chilo e di essere sempre stata trattata in modo gentile, ma il solo pensiero dei suoi familiari le provoca "un attacco di lacrime". Dic dei essere consapevole della sofferenza dei suoi familiari e di non essere in grado di chiedere perdono perché non lo merita: "Mi ricordo quando mamma mi diceva sempre che, tutto sommato e alla fine, l’unica cosa che abbiamo davvero è Dio. Sono arrivata a un punto in quest’esperienza in cui, in ogni senso del termine, mi sono arresa al nostro creatore perché letteralmente non c’era nessun altro". Aggiunge: "E grazie a Dio e alle vostre preghiere, sono stata teneramente cullata in una caduta libera, mi è stata mostrata la luce nell’oscurità e ho imparato che in ogni prigione si può essere liberi. Sono grata. Sono arrivata a vedere che c’è del buono in ogni situazione, a volte dobbiamo solo andare a cercarlo. Prego ogni giorno che anche voi, se non altro, abbiate sentito una certa vicinanza e vi siate arresi a Dio, così come abbiate formato un legame di amore e supporto l’uno con l'altro". Dopo aver parlato poi delle trattative per la sua liberazione, conclude dicendo che "non sto andando in pezzi e non cederò": Ho scritto una canzone qualche mese fa che dice “la parte di me che prova più dolore è la stessa che mi tira fuori dal letto, senza la vostra speranza, non resterebbe nulla”. Detto altrimenti: il pensiero della vostra pena è la fonte della mia; allo stesso tempo la speranza di essere di nuovo insieme è la fonte della mia forza. Per favore siate pazienti, date il vostro dolore a Dio. So che vorreste che io rimanga forte, ed è esattamente ciò che sto facendo. Non abbiate paura per me. Continuate a pregare come faccio io, e con il volere di Dio presto saremo di nuovo insieme".

© Riproduzione Riservata.