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ISIS/ Micalessin: la guerra di Obama inutile come in Libia e Iraq

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Barack Obama (Infophoto  Barack Obama (Infophoto

Bisogna in primo luogo sapersi scegliere gli amici e gli alleati giusti. L’Occidente deve capire che la guerra contro il jihadismo va combattuta con chi ha il principale interesse a sconfiggere questo nemico, cioè innanzitutto la Russia. Se Obama pensa di combattere contro la Russia in Ucraina anziché fare di Mosca un alleato per sconfiggere il jihadismo, le guerre americane sono votate alla sconfitta.

 

Tra i Paesi del Medio Oriente, quali potrebbero essere alleati affidabili contro l’Isis?

Questi ultimi non sono né Arabia Saudita né Qatar né Turchia, che in questi anni hanno armato e finanziato l’Isis e le altre formazioni jihadiste che combattono in Siria, nelle quali militano anche 3.500 fuoriusciti europei. Oltre alla Russia, gli alleati giusti sono Iran, Egitto, Algeria e Tunisia, che sono a loro volta minacciati dal fondamentalismo islamico e sono pronti ad aiutarci a sconfiggerlo.

 

I negoziati sul nucleare dell’Iran possono aiutare ad andare in questa direzione?

I negoziati sul nucleare probabilmente porteranno a un nulla di fatto, perché l’Iran non può né vuole fare marcia indietro, e gli Stati Uniti probabilmente chiedono a Teheran di fare dei passi indietro che non ha nessuna intenzione di compiere. Sono però una “scusa” per giustificare un dialogo tra le due nazioni e mettere a punto un accordo contro l’Isis.

 

Che cosa comporta il fatto che i poteri di Obama non includeranno la possibilità di condurre offensive di terra?

 

Una guerra senza offensiva di terra non può essere vinta, lo dimostrano tutti i conflitti più recenti. A maggior ragione contro l’Isis occorre combattere casa per casa, non ci si può illudere che bastino i raid aerei. Nel 2007-2008 il generale Petraeus ha vinto la guerra contro Al Qaeda in Iraq inviando i suoi uomini nelle zone in cui operavano i terroristi e facendoli vivere lì giorno e notte. Senza l’utilizzo di queste tattiche la guerra è persa in partenza.

 

Eppure la Giordania ha annunciato di avere distrutto il 20% della capacità militare dell’Isis con i soli raid aerei. E’ una dichiarazione attendibile?

La prima vittima di ogni guerra è la verità. La Giordania è stata costretta a entrare in gioco perché il fatto che il suo pilota Moaz al-Kasasbeh sia stato bruciato vivo rischiava di travolgerla trasformandosi in una rivolta interna. Pensare però che abbia distrutto il 20% del potenziale bellico dell’Isis è pura propaganda. Non dimentichiamoci che la Giordania sta scontando i suoi stessi errori, in quanto sul suo territorio i servizi segreti occidentali hanno addestrato i militanti jihadisti. Questi ultimi sono entrati nell’Esercito Siriano Libero, per poi passare nelle file dell’Isis.

 

Ma lei come si spiega il sostegno di cui gode l’Isis in molte parti dell'Iraq? 



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