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IL CASO/ Slovacchia, referendum sulla famiglia e cattolici battuti: perché?

Pubblicazione:domenica 15 febbraio 2015 - Ultimo aggiornamento:domenica 15 febbraio 2015, 8.57

Al voto in Slovacchia (Infophoto) Al voto in Slovacchia (Infophoto)

C’è una precisazione da fare, a mio parere molto significativa: gli slovacchi in generale non hanno eccessiva fiducia nella partecipazione alle votazioni, di qualsiasi tipo. Nelle ultime elezioni politiche ha votato il 58 per cento degli elettori e nell'unico referendum che ha superato il quorum la partecipazione è stata del 52 per cento. E’ poi da tener presente che contro i contenuti del referendum e i suoi organizzatori c’è stata una enorme e velenosissima campagna, forse passata inosservata all’estero. Tutti i mas media, tranne la TV privata cattolica e la radio cattolica, si son rifiutati di pubblicare annunci, anche a pagamento, in favore del referendum. Gli organizzatori sono stati accusati di far spendere soldi allo Stato per inutili stupidaggini, mentre tanti anche in Slovacchia soffrono la fame, oppure di essere gente che non ama i propri figli, preferendo che le ragazze restino incinte piuttosto che insegnare l’uso degli anticoncezionali, o che non ha idea di cosa significhi “famiglia”. Si sono visti perfino annunci riecheggianti il Vangelo: ”Ama il prossimo tuo come te stesso”, con sottotitolo “Perché i cattolici non fanno quello che dice Gesù e odiano il loro prossimo?”. 


La Slovacchia è un Paese a maggioranza cattolica e a favore del referendum si era espressa la Chiesa cattolica, con l’appoggio esplicito di papa Francesco. Come si deve quindi interpretare questo risultato e quali ripercussioni può avere per il mondo cattolico?

In base all’ultimo censimento del 2011, la Slovacchia può essere effettivamente definita un Paese a maggioranza cattolica. Tuttavia, sulla base della mia diretta esperienza, per gran parte della gente la fede è un fatto privato. Anche come conseguenza di tanti anni di comunismo, buona parte della popolazione è assolutamente tranquilla nel dirsi cattolica e contemporaneamente votare alle elezioni partiti che con il cristianesimo non hanno nulla a che fare. Molti sono anche coloro che si dicono cattolici e non hanno problemi di fronte al divorzio, o anche, purtroppo, all’aborto. Fino a tutti gli anni 90 circolava lo slogan “la Chiesa stia dentro la chiesa”.

 

E i giovani?

Per quanto posso constatare personalmente, fra loro la situazione è un po’ diversa: sono di meno quelli che si dicono cattolici, ma quando si dicono cattolici desiderano vivere in prima persona la loro fede. Questo si è visto nelle Marce per la vita: alla prima, a Kosice nel settembre 2013, hanno partecipato quasi 80mila persone, di cui molti non ancora maggiorenni, tra il silenzio quasi assoluto dei media. Il referendum in “Difesa della Famiglia” è stato indetto da una organizzazione laica, Alleanza per la famiglia. La Chiesa per molto tempo, tranne singoli casi, non si è espressa sul referendum e solo la domenica prima i vescovi hanno fatto leggere una loro lettera pastorale in favore della famiglia.


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