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CRISTIANI UCCISI/ Padre Greiche: ora l'Isis vuol colpire il Papa

Pubblicazione:martedì 17 febbraio 2015

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

In Libia si trovano 70mila cittadini egiziani, 2mila dei quali sono cristiani. Grazie a Dio non tutti si trovano però nell’area controllata dai terroristi.

 

I Paesi occidentali dovrebbero unirsi nella lotta contro il terrorismo?

Sì. Egitto e Francia chiedono una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per trovare il modo di formare una coalizione mondiale contro i terroristi. All’origine di questa richiesta c’è il fatto che il terrorismo non esiste soltanto nel Sinai, in Egitto o in Iraq. Ormai è sotto gli occhi di tutti che si manifesta ugualmente in Francia, a Copenhagen e in altri Paesi europei, e spero che ciò non avvenga anche a Roma. Nel video in cui sono decapitati i 21 Copti, un terrorista dice: “Ci troviamo nel Sud della Libia e la prossima volta saremo a Roma”. Questa è un’esplicita minaccia rivolta al Papa.

 

Qual è il significato di queste minacce?

L’Isis è contro il cristianesimo in quanto tale e nei cristiani vede soltanto dei crociati. Il loro obiettivo è islamizzare il mondo intero e creare un Califfato nella stessa Roma. E’ per questo motivo che minacciano il Papa, la Chiesa cattolica e tutti i cristiani.

 

Come sarebbe percepito dal mondo musulmano un intervento occidentale in Libia?

La gente nei nostri Paesi ne ha abbastanza dell’Isis e degli altri gruppi terroristi. Qualsiasi tipo di coalizione contro lo Stato Islamico avrà il sostegno della maggioranza dei musulmani. La natura di questo intervento sarebbe del tutto diverso da quello attuato dagli Usa contro l’Iraq, i quali hanno dato al terrorismo l’occasione di formarsi e poi hanno abbandonato il Paese al suo destino.

 

(Pietro Vernizzi)



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