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GUERRA IN LIBIA/ Jean: solo l'Egitto (e non l'Onu) può spingere i libici all'accordo

Pubblicazione:giovedì 19 febbraio 2015

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Una valutazione fatta dall’intelligence americana nell’estate scorsa ha calcolato che in Libia ci sono 500 affiliati all’Isis. Ansar al-Sharia si è a sua volta affiliata allo stato islamico, ma non so fino a che punto possa esservi assimilata perché ciascuna delle due organizzazioni persegue i suoi obiettivi. Il successo dell’Isis in Libia è semplicemente legata ai finanziamenti provenienti da Siria e Iraq.

 

Lei che cosa ne pensa dei raid dell’Egitto?

L’Egitto ha inviato forze speciali e F-16 per eliminare l’Isis a Derna. I raid dell’Egitto sono stati molto efficaci, soprattutto perché pongono le premesse di un pieno dispiegamento delle forze armate del Cairo con il finanziamento dei proventi del petrolio. Questa eventualità è l’unica speranza per spingere i libici a trovare un accordo tra di loro. Anche perché alla pressione dell’Egitto potrebbe aggiungersi quella di Algeria e Tunisia.

 

Come valuta la scelta di Renzi di frenare sull’intervento in Libia?

L’accordo con i governi di Tripoli e di Tobruk è stato perseguito dall’ottimo ambasciatore Giuseppe Buccino Grimaldi e dall’inviato speciale dell’Onu. Il tentativo di accordo era basato sostanzialmente sulla suddivisione del “gruzzolone” della Banca Centrale Libica pari a circa 100 miliardi di dollari, nonché dei proventi di petrolio e gas.

 

E’ possibile raggiungere questo accordo?

Questo tentativo è definitivamente fallito. Il problema è che né il governo di Tripoli né quello di Tobruk hanno il controllo completo della situazione. In Libia ci sono circa 300-350 milizie. Ciascuna di esse vuole soldi, potere, influenza, un territorio su cui esercitare la sovranità. Le milizie di Misurata, legate al governo di Tripoli, sono le più forti in quanto contano su 40mila uomini e tra i 500 e gli 800 mezzi corazzati. Di recente hanno bombardato le milizie di Zintan, legate al governo di Tobruk, nelle montagne a Sud-Est di Tripoli.

 

C’è il rischio che l’Italia perda gli approvvigionamenti energetici?

No. In Libia l’Eni ha creato una rete di persone che le sono affiliate fin dai tempi di Mattei. Dal gasdotto Greenstream continuano ad arrivare nuovi approvvigionamenti. L’Eni ha raggiunto un accordo con le milizie lungo il percorso dei giacimenti di gas, tiene buoni tutti con delle laute “mance” e nessuno crea problemi.

 

(Pietro Vernizzi)



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