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Esteri

SCENARI/ Se la jihad punta a Mosca

Il presidente siriano Bashar al Assad (Infophoto)Il presidente siriano Bashar al Assad (Infophoto)

Forse perché non è il modello che ha "esportato" e che dunque può manovrare (specchio di come oggi — forse — vanno le cose anche da noi). Lo Yemen si ribella alla cappa dell'Arabia Saudita e sotto la spinta sciita si distacca nettamente da Riyadh, divenendo un pericolo da allarme rosso per la monarchia dei Saud. Che sanno di poter finire in un abbraccio potenzialmente mortale fra Isis, Iran, Siria e Yemen. 

L'avanzata sciita è un segno che a quelle latitudini temono e fanno bene. Gli equilibri di potere e di forza tramite i quali oltreoceano si era pensato di poter definitivamente vincere la Guerra fredda braccando l'avversario e costringendolo alla resa stanno crollando e ora si rischia di vedere una profonda quanto violenta inversione di tendenza, con quelli che fino a ieri parevano sulla difensiva oggi intenti a contrattaccare e a riprendersi le posizioni perdute, e quelli che già sentivano la vittoria in tasca obbligati a difendere perfino l'uscio di casa propria. Damasco, Tunisi, Atene, Mosca, Riyadh, Washington e Berlino: tutti pezzi della stessa scacchiera ma su fronti opposti, a testimoniare ancora una volta che gli interpreti cambiano ma la brama dell'uomo per il potere rimane intatta nel tempo.  

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