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GUERRA IN LIBIA/ Polito: Egitto-Italia, il "tandem" che  può risolvere la crisi Made in Usa

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Abdel Fattah Al-Sisi  Abdel Fattah Al-Sisi

“La scelta più sensata per tutelare le priorità dell’Italia in Libia è appoggiarci all’Egitto, che in quell’area interpreta un ruolo oggettivamente nell’interesse dell’Occidente e che può contare anche su una certa forza militare”. Lo afferma Antonio Polito, editorialista del Corriere della Sera, all’indomani della riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Sempre ieri il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Marco Minniti, si è recato al Cairo per consegnare al presidente egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi, una lettera di Matteo Renzi.

 

Quale ruolo può giocare l’Italia all’indomani del vertice Onu sulla Libia?

Non credo che oggi l’occidente abbia la determinazione per affrontare la crisi libica come si dovrebbe. Se ha lasciato correre la crisi siriana, con il risultato che l’Isis ha preso una parte del territorio del Paese, figuriamoci se non lascerà correre in Libia. Questa crisi non è risolvibile con un raid aereo a sostegno di qualcuno che sta combattendo sul terreno. La guerra civile interna è così intrecciata e composta da clan e fazioni diverse, che non si saprebbe chi appoggiare. Potrebbe essere affrontata e risolta soltanto andando in Libia, un’eventualità che non è all’ordine del giorno.

 

Qual è il significato politico della lettera inviata da Renzi ad Al-Sisi?

Renzi ha frenato sull’ipotesi di una missione militare in Libia per la crescita del protagonismo egiziano. Il fatto che il Cairo abbia deciso di combattere in prima linea questa guerra contro i tagliagole in Libia ha fatto sì che l’Italia assumesse una posizione più prudente. L’Egitto è oggi il vero alleato dell’Occidente, e quindi inevitabilmente anche l’Italia si appoggia ad Al-Sisi. Il presidente egiziano nel mondo arabo l’unico possibile argine al dilagare dell’islamismo delle bandiere nere.

 

Che cosa deve fare l’Italia per perseguire i suoi obiettivi?

Continuare ad appoggiarsi all’Egitto, che oggi in quell’area interpreta un ruolo oggettivamente nell’interesse dell’Occidente e può contare anche su una certa forza militare. Pur con tutti i difetti che conosciamo, dal punto di vista religioso e ideologico, il regime egiziano si propone di trasformare gli atteggiamenti degli islamici nei confronti delle vicende mondiali.

 

L’Italia continuerà ad avere un ruolo da gregario?

Non lo definirei un ruolo da gregario. A contare sono i nostri interessi nazionali, non il nostro ruolo. Non dobbiamo ragionare in termini “sportivi”, come se ci fossero una serie A e una serie B.

 

Qual è il nostro interesse nazionale in Libia?

E’ quello di avere un governo libico con il controllo della situazione. Una Libia divisa e nell’anarchia è un problema per l’immigrazione, per i nostri affari e per l’Eni che infatti sta ritirando una parte dei suoi uomini. Se questi obiettivi sono raggiunti con mezzi diversi da quelli del protagonismo italiano, non è certo questo a contare. La crisi libica non serve a far fare bella figura a Renzi, ma deve essere affrontata nell’interesse dell’Italia.

 

Il Qatar ha ritirato il suo ambasciatore dall’Egitto. Quale ruolo può giocare l’Italia nella partita diplomatica?


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