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UCRAINA/ Gli interessi di Germania (e Hollande) dietro la fragile tregua

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Qualche anno fa, il Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld parlò chiaramente di una “Vecchia Europa”, stanca e un po’ goffa ma soprattutto distratta rispetto alla propria sicurezza e di una “Nuova Europa”, quella dei newcomers della NATO, pronta invece a difendere la propria riconquistata indipendenza e libertà. Quelle dichiarazioni suscitarono indignazione nelle capitali europee. Ma l’ennesima crisi nel cuore dell’Europa non fa che aumentare lo scetticismo americano e la percezione che noi europei siamo sostanzialmente dei consumatori di sicurezza.

Insomma, dalla crisi ucraina rischiamo di uscirne con le ossa rotte e con la reputazione a pezzi. Se proprio dobbiamo ritrovare una buona notizia in ciò che sta accadendo in queste settimane, possiamo guardare con un filo di speranza, strategica e non politica, all’iniziativa della Cancelliera Merkel. Ormai è chiaro a tutti che l’Europa ha bisogno di un gruppo di testa che ne guidi le iniziative più importanti sotto il profilo della diplomazia e della sicurezza. Una buona parte delle inefficienze europee nasce dalla mancata volontà di Berlino di assumere un ruolo di guida – o meglio sarebbe, di co-guida- dell’azione europea. I tedeschi hanno ancora un problema con l’uso dello strumento militare e con una diplomazia proattiva. Ma senza l’assunzione di responsabilità diretta – l’essere locomotiva d’Europa implica oneri oltre che onori – è impossibile immaginare qualsiasi azione minimamente efficace. Certo, la Germania decide di partire sempre dai suoi interessi più diretti – la Russia è il principale. Ma almeno qualcosa si muove a Berlino. E quindi, forse, in Europa.

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