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Esteri

DENTRO LA LIBIA/ L'inviato Rai: così l'Isis è arrivato a Derna, Tripoli e Sirte

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A Derna c’era un campo di addestramento di Al Qaeda. Si è creata così una rivalità tra Al Qaeda e Isis che si è tradotta in una battaglia sul terreno, armi alla mano. In ottobre alcune migliaia di miliziani legati ad Al Qaeda si sono scontrati con 800 uomini fedeli al califfato, che sono riusciti ad avere la meglio. Da lì è iniziato un sommovimento interno alla stessa galassia jihadista libica.

 

Che cosa ha permesso che la crescita del ruolo dell’Isis in Libia?

Ansar Al-Sharia ha avuto diverse defezioni interne in favore dello stato islamico. Quest’ultimo si è espanso fino a Bengasi, dove ha firmato diversi attentati. Ha colpito diverse volte anche a Tripoli, tra cui il 27 gennaio all’Hotel Corinthia, e ha conquistato tre edifici a Sirte.

 

Come era situazione quando lei se ne è andato?

Già in parte fuori controllo. A Tripoli di notte si sparava, perché in città sono presenti anche soldati fedeli al generale Haftar. C’è stata una recrudescenza di sequestri di persona, tra cui quella del medico italiano Ignazio Scaravilli. La sicurezza è andata scemando nel corso dei giorni. Io e altri colleghi abbiamo dovuto adottare misure di sicurezza rafforzate per scongiurare il pericolo di un sequestro.

 

Lei è favorevole a un intervento di “peace keeping”?

Parlare di intervento di “peace keeping” sotto l’egida dell’Onu è un controsenso, perché in Libia non c’è nessuna pace da mantenere. Occorrerebbe un intervento di “peace enforcing”, ma sarebbe un massacro perché si aggiungerebbe un terzo esercito a combattere tra i due litiganti. Ciò che serve è un lavoro diplomatico e l’Italia lo sta già facendo. Lo stesso ambasciatore Buccino (ora in Italia, ndr) ha dichiarato: “La situazione è certamente grave, ma non dobbiamo drammatizzarla”.

 

(Pietro Vernizzi)

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