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Esteri

DIARIO ARGENTINA/ L'amica di Nisman: c'è più di un giallo dietro la sua morte

Alberto NismanAlberto Nisman

Io credo che quando un Governo utilizza per tanti anni i Servizi segreti, nella legalità o no, portandoli a compiere operazioni come intercettare le comunicazioni o intimidire giornalisti, imprenditori e politici, una volta che si pretende un cammino corretto, non si possa tornare indietro. Credo che la Presidente abbia raccolto quanto da lei seminato:il kirchnerismo non ha mai voluto cambiare i servizi. Lo dico con cognizione di causa, visto che nel 2008 presentai un progetto uguale all'attuale di Cristina con l'aggiunta dell'elezione dei responsabili da parte delle Camere e carriere meritocratiche, ma non venne mai preso in considerazione.

 

Molti politici kirchenristi, e anche alcuni dell'opposizione, vedono nella figura di Stiuso quella del gran manovratore...

Quando nel 2010 facevo parte della Commissione di controllo dei Servizi segreti lo denunciai, ma non successe nulla. Ma direi che pure l'altro agente rimasto a comandare i servizi, Fernando Pocino, è uguale. E poi Stiuso per 10 anni ha fatto quanto il Governo gli chiedeva: il primo a denunciarlo per operazioni di spionaggio contro politici e giornalisti è stato il ministro della Giustizia Gustavo Beliz, collaboratore di Kirchner nel 2005. E cosa è successo? Beliz si è dovuto dimettere mentre Stiuso è rimasto. Adesso si è trasformato nel diavolo, ma per dieci anni è stato l'angelo custode del potere.

 

Tanto da essere scelto da Nestor Kirchner al fianco di Nisman per le indagini sul caso Amia.

Sì, ma si ricorda come la Presidente ha dipinto Stiuso nel suo ultimo discorso? Come uno che aveva un'altra teoria sull'attentato: difatti concordava pienamente con Nisman mentre la visione presidenziale si incentrava nel sollevare l'Iran e gli otto accusati dalle indagini.

 

Nel famoso Memorandum di accordo del 2013 al centro della questione, pare che ci siano contropartite economiche che appaiono inverosimili. C'è anche dell'altro?

Il Memorandum con l'Iran costituisce la manovra più forte che è esistita in America Latina di costruire un polo di potere contro Europa e Stati Uniti da parte di Chavez. L'ex Presidente venezuelano ha introdotto l'Iran come attore principale in Sudamerica, convincendo la Presidente a instaurare l'accordo per scagionare l'Iran dall'attentato all'Amia. Credo che siamo di fronte a un accordo geopolitico e ideologico contro il sionismo e Israele. Uno può anche affermare che l'attuale Presidente Iraniano sia un moderato, ma Ahmadinejad, che lo ha preceduto, ha rappresentato la quintessenza del fondamentalismo negazionista dell'Olocausto. È stato il peggior momento dell'Iran, che per me è una grande nazione. L'avevo detto a Nisman che per me l'accordo commerciale era solo una copertura: credo che Chavez volesse costruire un polo internazionale molto forte, al quale poteva aggiungersi la Russia, con l'Iran e i paesi socialisti latinoamericani.

 

(Arturo Illia)

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