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GUERRA IN LIBIA?/ Micalessin: un intervento dell'Italia farebbe il gioco dell'Isis

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Nei piani del governo italiano c’è l’avvio di un dialogo con le parti libiche che possono essere interessate a combattere l’Isis. Occorre innanzitutto capire chi sono i nostri possibili alleati sul fronte libico, e poi chiarire che cosa vogliono fare gli altri Paesi occidentali. E’ un dato di fatto che l’Italia non può intervenire da sola, gli Stati Uniti in questo momento non sono affatto interessati a un intervento. Francia e Regno Unito d’altra parte sono i nostri alleati ma anche i nostri potenziali concorrenti. L’Italia si sta quindi muovendo con estrema cautela, pur essendo lo Stato con la migliore visione strategica e d’intelligence per quanto riguarda ciò che sta avvenendo sul terreno.

 

Il nostro Paese può fare di più?

Il punto è che l’Italia non ha né gli uomini né i mezzi per affrontare un intervento da sola sul territorio libico. L’unico intervento che potremmo fare è quello in difesa degli interessi strategici, mirato eventualmente a colpire le organizzazioni che si occupano del trasferimento dei profughi. C’è comunque un problema molto serio. Se si muove sullo scacchiere libico, l’Italia sarebbe immediatamente identificata come una potenza coloniale che cerca di riappropriarsi dei vecchi territori dominati tanti anni fa. Ci troveremmo in una posizione politicamente molto scomoda, che garantirebbe un vantaggio innanzitutto all’Isis.

 

Che cosa sta avvenendo intanto sul fronte siriano?

L’Isis è in difficoltà sia ad Aleppo sia a Kobane sia sull’estremo fronte nord-orientale lungo le arterie che permettono i collegamenti tra Siria e Iraq. Lo Stato Islamico sta cercando di aprirsi un varco per mantenere aperti i collegamenti con la Turchia. Pur appartenendo alla Nato e sostenendo di non avere nulla a che fare con l’Isis, Ankara ha sempre manifestato un atteggiamento assai ambiguo, garantendo rifornimenti di armi, di munizioni e di denaro allo Stato Islamico. Il Califfato non a caso vende il suo petrolio alla Turchia. Il suo obiettivo quindi è aprirsi un varco verso Ankara che gli permetta di non restare isolato.

 

(Pietro Vernizzi)

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