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SPILLO/ Così l'Occidente si mette "in trappola" coi terroristi

Se è vero che i terroristi minacciano e spaventano l'Occidente, altrettanto vero è che da tempo i paesi occidentali usano il mondo arabo a proprio piacimento, dice ROBERTO LOCATELLI

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Da quando nel 1996 il politologo statunitense Samuel Huntington scrisse "The Clash of Civilizations and the Remaking of World Order" (pubblicato da Garzanti nel 2000 con in titolo "Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale") nella politica italiana, ma anche e soprattutto all'interno del cosiddetto "mondo occidentale", si sono sviluppati aspri dibattiti in merito all'inevitabilità dello scontro tra il mondo arabo-islamico e quello occidentale.

A incancrenire gli animi sull'argomento, oltre agli immancabili opportunismi politico-elettorali portati avanti da singoli parlamentari piuttosto che da intere formazioni politiche, vi sono una serie di episodi quali i continui flussi migratori provenienti principalmente dalle coste dell'Africa settentrionale verso l'Europa occidentale, con il corollario di inevitabili tensioni socio-economiche in seno alle comunità di approdo. Ma soprattutto s'impone il dramma del terrorismo islamico legato ad Al Qaeda con gli attentati alle Torri Gemelle di New York, alla metropolitana di Londra e alla stazione ferroviaria di Madrid e, cronaca di questi giorni, gli attentati terroristici di Parigi. Per contro non si possono dimenticare le guerre che l'Occidente ha mosso (non dichiarato, ma mosso di sua sponte!) contro i Talebani in Afghanistan e il Rais Saddam Hussein in Iraq, fino alla nascita dell'Isis (Stato Islamico dell'Iraq e del Levante), l'autoproclamato Califfato Islamico guidato da al-Baghdadi, riconducibile ai territori di Iraq e Siria.

Secondo la vulgata dei rispettivi fondamentalismi, gli occidentali considerano il mondo arabo come formato da terroristi ed estremisti, mentre gli arabi considerano gli occidentali come imperialisti e infedeli. Questo argomento è un terreno molto scivoloso, pertanto è opportuno fissare immediatamente dei paletti etici, morali e valoriali: l'assoluta sacralità della vita umana! Qualsivoglia forma di violenza verso un altro individuo non può e non deve trovare giustificazioni alcune, siano quelle legate a fattori di presunta legittimazione religiosa, siano quelle legate a pretestuosi motivi "umanitari". 

E se in ciò si può facilmente rimandare all'ultima azione terroristica che ha visto come teatro di scena la città di Parigi, non si può non considerare anche quello che accade nelle città e nei villaggi del mondo arabo a opera del mondo occidentale. Perché se è vero che il rischio concreto per il mondo occidentale sono attentati terroristici portati a segno da parte di singoli fanatici ed estremisti religiosi islamici o da piccole cellule di "combattenti", è altresì vero che dal Secondo dopoguerra sino ai giorni nostri i governi dei paesi occidentali hanno disposto del mondo arabo e delle sue genti a proprio piacimento pur di soddisfare interessi di geopolitica e interessi economici dei propri maggiori gruppi industriali o di lobbies.

Per decenni si sono sostenuti dittatori, rispettivi clan familiari e gentaglia marcia sino al midollo, solo al fine di poter ottenere commesse industriali o licenze produttive o estrattive, in spregio ai tanto reclamati "diritti umani". Ma quando questi personaggi sono risultati scomodi o non più così affidabili nel soddisfare gli interessi occidentali, si è provveduto a rovesciarli intervenendo attivamente nel sobillare le rivolte, finanziandole e persino armando coloro che venivano definiti genericamente "ribelli" dagli indottrinati media occidentali, ma che altri non erano che estremisti islamici.