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UCRAINA/ Putin, Obama e la signora Davydova

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A Svetlana Davydova, questo è il nome della donna arrestata, viene contestato di aver telefonato la primavera scorsa all’ambasciata ucraina di Mosca per comunicare a qualche suo rappresentante che la caserma che stava davanti a casa sua si era improvvisamente svuotata e, probabilmente, i militari che la occupavano erano stati inviati nella zona del conflitto russo-ucraino.

Il caso ha ovviamente fatto un certo scalpore, anche per alcuni particolari non secondari: si tratta pur sempre di una madre di sette figli, ed è stata arrestata in base ad un articolo che non era mai stato applicato in circostanze anche solo lontanamente simili, un articolo, oltre tutto, la cui formulazione ampia era stata criticata dallo stesso Putin; e si potrebbe continuare ancora a lungo (così a lungo che certo anche in seguito alle numerose proteste, martedì 3 febbraio l’arresto della signora Davydova è stato tramutato nel soggiorno obbligato). Ma al di là di tradimenti e di formulazioni giuridiche più o meno ampie, c’è qualcosa di più interessante che è stato messo in luce da Nikolaj Epple, un giovane filologo, studioso e traduttore di alcuni dei principali saggi di Clive Staples Lewis.

Epple ha ricordato in particolare che è molto strano parlare di tradimento della patria o di danni arrecati allo Stato russo se, davvero, come sostiene il suo governo, la Russia non è parte in causa nel conflitto che tormenta l’Ucraina. Se poi è vero, come pare abbia sostenuto qualcuno nelle alte sfere dell’esercito, che le informazioni divulgate dalla signora Davydova «sono attendibili» e possono costituire «una minaccia alla efficace realizzazione di tutta una serie di misure tese a rafforzare il confine ucraino», la vicenda assume dei contorni ancora più inquietanti: la signora Davydova non è stata arrestata perché avrebbe tradito la patria, ma perché ha tradito il discorso propagandistico secondo cui l’Ucraina è un nemico. «Una guerra ibrida – ha concluso le sue riflessioni Epple – richiede una giustizia ibrida».

La legge farà ovviamente il suo corso e non saremo certo noi e neppure Epple a pronunciare il giudizio definitivo, vale solo la pena di ricordare ancora che il marito della signora Davydova, quando gli hanno chiesto perché, secondo lui, la moglie aveva fatto quella telefonata, ha risposto con un disarmante: «è contro la guerra! E non solo in Ucraina, è semplicemente contro la guerra in generale e contro il fatto che muoia gente pacifica e che il popolo russo sia coinvolto in questi intrighi. È contro tutto questo e non ha taciuto».