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ISIS/ Perché nessuno parla del bimbo italiano nelle mani dei jihadisti?

Pubblicazione:venerdì 13 marzo 2015

Mohammed Emwazi (Jihadi John), simbolo dello stato islamico (Immagine dal web) Mohammed Emwazi (Jihadi John), simbolo dello stato islamico (Immagine dal web)

La propaganda è una delle loro armi migliori, ormai la guerra si combatte anche e soprattutto con disinformazione e propaganda e i miliziano dell'Isis la usano in modo magistrale, dal loro punto di vista. Sono talmente spregiudicati da usare perfino i bambini, ma questo fa presa sul loro serbatoio di jihadisti e fa paura a noi. Ottengono così un doppio risultato. Su questo sono ancora imbattibili, sono più efficaci di qualsiasi propaganda o comunicazione occidentale che non riesce a stare al passo con loro. Sono stati capaci di inventarsi la bandiera nera su San Pietro e ne parla tutto il mondo.

 

Le risulta che ci sia un apporto di combattenti, forse anche armi e fondi, dalla Cecenia e dal Caucaso?

Dalla Cecenia non mi risulta. So che c'è una brigata caucasica composta da caucasici e non solo, si tratta di truppe d'assalto, gente molto decisa e combattiva, che viene continuamente rinnovata. Un loro comandante ad esempio è morto e subito è stato sostituito con un altro. Il trait d'union con il Caucaso esiste da tempo e continua ad andare avanti. 

 

Ci sono anche occidentali che vanno a combattere contro gli islamisti...

Sì; al proposito c'è il caso di un ex agente svizzero cristiano che è andato a combattere insieme ai curdi. Al suo ritorno, qualche giorno fa, è stato arrestato dalle autorità svizzere. Un caso alquanto inquietante, visto che non si ferma chi va a combattere con i terroristi ma si arrestano quelli che li combattono…

 

A proposito, è giunta notizia da parte turca che le tre ragazzine inglesi fuggite in Siria siano state aiutate a passare il confine grazie all'aiuto di agenti di uno dei paesi della coalizione anti-Isis. Come valuta questa notizia? Ambiguità turche o debolezze occidentali? 

Mah, i turchi ne combinano di tutti i colori. Ricordiamoci il bambino kosovaro portato in Siria grazie ai turchi, poi recuperato e riportato a casa sempre dai turchi quando le autorità kosovare hanno protestato. Ci sono tantissimi bambini e minori che ovviamente arrivano in Siria accompagnati da qualche adulto, non ci possono arrivare da soli, e qualcuno li aiuta a passare il confine dalla Turchia. C'è anche un bambino italiano di adozione, di Longarone, figlio di una cubana che aveva sposato un bosniaco. Quest'uomo è fuggito in Siria con il bambino, poi è morto in combattimento e il bambino è rimasto lì.



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