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Esteri

GUERRA IN LIBIA/ Renzi fa un "patto" con Al Sisi e Putin ma si dimentica di Erdogan

l'Italia potrebbe affiancarsi all'asse Il Cairo-Mosca nell'approccio alla questione libica. Così facendo, però, si rischia di essere interlocutori soltanto di una parte. MICHELA MERCURI

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

La presenza di Matteo Renzi al Forum economico di Sharm el Sheikh sembra confermare l'intenzione del governo italiano di assumere una posizione più netta e di primo piano nella questione libica, avvicinandosi all'asse Il Cairo-Mosca, in questo momento più attiva nel territorio rispetto agli altri possibili player, Stati Uniti in primis.

L'opzione non è da accantonare e potrebbe aprire per l'Italia una leadership diplomatica di primo piano nello scenario libico, ma non vanno celate alcune criticità legate sia al ruolo e ai reali obiettivi del possibile alleato egiziano, sia alla situazione interna al paese. 

L'Egitto ha già compiuto numerose azioni militari in territorio libico per bloccare l'avanzata dello stato islamico e rappresenta al momento l'attore più dinamico nell'intricato risiko geo-strategico del paese. Va però ricordato che il generale Al Sisi dialoga solo con una delle rappresentanze libiche, sostenendo il governo legittimo di Tobruk e in particolare il generale Khalifa Haftar — il quale non ha mai celato le sue affinità ideologiche con Al Sisi nelle questioni relative alla lotta al terrorismo — mentre non sembra aver alcuna intenzione di prendere in considerazione il governo di Tripoli che rappresenta, di fatto, la Fratellanza musulmana, nei confronti della quale, anche a livello interno, il generale non ha mai nascosto la propria avversione. Anche Putin, dopo la visita al Cairo del mese scorso, sembra sempre più allineato con Al Sisi nel sostenere, anche militarmente, il governo di Tobruk. 

Ora, se da un lato l'Egitto può rappresentare per l'Italia una valida opzione strategica per aprire una strada in territorio libico, dall'altro sarebbe necessario un ulteriore sforzo diplomatico per favorire un dialogo tra i due governi del paese, quello di Tripoli e quello di Tobruk, dialogo che, a livello politico, rappresenta l'unica soluzione possibile non solo per contrastare l'avanzata dello Stato islamico ma anche per tentare di ricomporre il puzzle libico, ma che sembra un'ipotesi decisamente lontana dalla prospettiva egiziana. 

Lo scenario si fa ancora più complesso considerando che, se l'Egitto sostiene il "governo del generale Haftar" e non ha la minima intenzione di aprire ai Fratelli musulmani libici di Tripoli, la Turchia, assieme al Qatar, sostiene apertamente questi ultimi. Il rischio di arroccarsi su queste posizioni e divisioni è quello di uno scontro geopolitico regionale che finirebbe, paradossalmente, per rafforzare le forze del califfato.

Dunque, se è pur vero che l'Egitto sembra essere tornato a ricoprire un ruolo di pivot nell'area mediorientale — e il suo impegno nella guerra contro i tagliagole dell'Isis lo ha reso un interlocutore indispensabile per chiunque intenda agire nel teatro libico, non solo per frenare i fondamentalisti dello stato islamico ma anche per cercare di porre un freno al caos in cui versa il paese — va tenuto conto del fatto che Al Sisi ha assunto una posizione di netta contrapposizione nei confronti del governo di Tripoli e della Fratellanza musulmana libica, e questo non giova certo al dialogo nel paese. 


COMMENTI
16/03/2015 - Renzi come un cagnolino (Moeller Martin)

Esiste un chiaro asse Mosca-Cairo in apppoggio a Tobruk, basato su interessi ed affinità ideologiche molto forti. I piani per la Libia sono chiari: riconquistare militarmente i territori attualmente controllati da islamisti vari. Del resto il governo di Tobruk è l'unica autorità libica riconosciuta da tutti compreso l'ONU ed è decisamente troppo ipocrita anche per la politica poi chiedere loro di arrivare a patti con forze dichiaratamente illegittime. Tempo di completare le forniture di armamenti all'Egitto e di dichiarare falliti gli attuali sforzi di 'pacificazione' dell'ONU, e la campagna militare parte. Altri player non sono previsti: né Turchia né Lega Araba (sotto sotto favorevole) e tantomeno USA o ONU. In questo scenario Renzi si sta comportando come un cagnolino che scodinzola attorno al tavolo per avere un boccone. L'Italia non è l'alleato di nessuno e non esiste nessun asse Mosca-Cairo-Roma, così come non sono disponibili ruoli di 'leadership diplomatica' sullo scenario. Renzi farebbe meglio a concentrarsi una volta tanto sugli interessi Italiani. Vi ricordate la prima guerra del golfo? L'Italia aveva partecipato allo sforzo bellico facendosi veramente onore, ma al momento della cerimonia a conclusione del conflitto ed alla distribuzione delle commesse siamo stati di fatto ignorati (se ricordo bene retrocessi in zona Singapore, che aveva inviato un paio di mezzi per la decontaminazione) per le dichiarazioni di Andreotti che riprendeva la disapprovazione del Papa.