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GUERRA ALL'ISIS/ Gen. Castagnetti: per vincere Obama deve affidarsi ai "terroristi"...

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I tre attori che combattono attualmente l'Isis sono ai primi posti delle entità terroristiche stimate dagli Usa: l'Iran, Assad e gli Hezbollah. Questi sono di fatto gli unici a combattere con gli uomini sul terreno contro l'Isis e Obama deve tenerseli amici.

 

Sembra di capire che questa guerra durerà ancora molto a lungo.

Sicuramente, però ci sono dei segnali positivi, ad esempio i cristiani che hanno iniziato a organizzarsi e a combattere con i curdi, l'Iraq che si sta rinforzando, l'Iran che darà maggiore supporto. 

 

Quale potrebbe essere la strategia per ridurre i tempi di questa guerra?

Capire da dove l'Isis prende i soldi. Ha alcuni pozzi petroliferi, questo è vero, ha qualche ostaggio da cui ricava somme di denaro. Ma la strategia deve essere eliminare le sue fonti di supporto. Ad esempio le logistiche, chi gliele fornisce? Se si impediscono i rifornimenti l'Isis prima o poi è destinato a mollare.

 

Spostandoci sul versante libico, dove l'Isis è altrettanto pericoloso, nei giorni scorsi Renzi aveva detto che l'intervento militare italiano è urgente. Il capo di stato maggiore gen. Danilo Errico ha detto che il nostro esercito è pronto a intervenire. E' davvero così?

 

Lui ha detto così perché i militari obbediscono tacendo. Scherzi a parte, l'intervento militare non è certo la strategia da usare. No, bisogna raggiungere un accordo tra la fazione che sta a Tobruk che poi è l'unico governo riconosciuto internazionalmente, e non si capisce perché non viene sostenuto in modo adeguato anche militarmente dalla comunità internazionale, e la fazione di Tripoli. Sono le due fazioni più importanti e con loro bisogna trovare un accordo. L'intervento militare è improponibile, significa combattere contro dei libici. Anche i combattenti dell'Isis, la stragrande maggioranza di loro, sono libici che hanno colto una opportunità fatta di soldi e interessi. Ma se si va là a combattere senza un minimo di accordo fra le due fazioni si fanno danni collaterali enormi.

 

Dunque, come ha detto il ministro Gentiloni, bisogna lasciar lavorare la diplomazia?

Certamente, occorre procedere in questo modo cercando di avere almeno una prospettiva futura di  governo di unità nazionale. E' l'unico percorso da seguire, o altrimenti mandare un esercito di 200mila uomini con tutte le conseguenze del caso, tenendo conto che i miliziani si sposterebbero prima verso la Tunisia, poi nel deserto. Insomma, qualcosa di lungo e sanguinoso.

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