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Esteri

STATO PALESTINESE?/ Mentre l'Italia sceglie da che parte stare, Israele amplia i territori

Benjamin Netanyahu (Infophoto)Benjamin Netanyahu (Infophoto)

Se i parlamenti di molti Paesi europei, tra cui Francia, Gran Bretagna, Irlanda, Spagna, e ora seppure con qualche evidente defaillance l'Italia,  hanno sollecitato i loro esecutivi a riconoscere lo Stato palestinese (mentre la Svezia, è unico membro dell'Unione Europea ad averlo riconosciuto anche a livello di governo), gli Stati Uniti per ora non si sono esposti, mantenendo un difficile equilibrio tra la necessità di non creare ulteriori tensioni con il primo ministro israeliano, anche in vista delle prossime elezioni del 17 marzo, e l'insofferenza dell'amministrazione americana sulla politica di insediamenti portata avanti da Israele. Tema ancora più caldo anche in previsione del discorso che Benjamin Netanyahu terrà domani al Congresso americano a Washington, e che non vedrà tra gli "spettatori" il presidente americano. 

Insomma, se da un lato gli Stati Uniti di Obama sembrano discostarsi sempre di più dalla linea di Israele, dall'altra in questo momento un chiaro riconoscimento dello Stato palestinese forse potrebbe essere una ciliegina sulla torta troppo indigesta.

Il secondo punto parte proprio da qui e riguarda l'attuabilità del riconoscimento stesso che può essere realizzato de facto solo nel momento in cui lo Stato palestinese avrà un territorio ben definito su cui esercitare la propria autorità. Ora, se i confini dello Stato di Palestina, come per altro sostenuto anche dallo stesso Parlamento europeo nello scorso dicembre e come ribadito anche dal progetto di risoluzione presentato in sede Onu dalla Giordania, dovessero ricalcare quelli del 1967 (precedenti cioè all'avanzata israeliana in Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est durante la guerra dei sei giorni), Israele dovrebbe smantellare tutte le colonie presenti nell'area; politica in netto contrasto con l'intenzione, recentemente espressa, di ampliare ulteriormente gli insediamenti in Cisgiordania. 

Non solo; al di là del riconoscimento di uno Stato palestinese, resterebbero di nuovo aperti i problemi da sempre sul tavolo delle trattative che da Oslo, passando per Taba, Camp David, Wye Plantation e così via, sono inesorabilmente rimasti irrisolti, dilaniando la convivenza tra i due popoli. La questione di Gerusalemme, la situazione dei profughi palestinesi, l'isolamento di Gaza e i problemi legati al terrorismo di matrice fondamentalista, sono solo alcuni dei temi che devono essere affrontati per cercare di porre un freno alla crisi nei territori; siano essi subordinati, come vorrebbe una delle mozioni presentate in Parlamento, al riconoscimento dello Stato palestinese o ne  prescindano, come vorrebbe l'altra. Ma andrebbero affrontati al di là di ogni pronunciamento sul riconoscimento, perché è solo dalla loro risoluzione che potrebbe giungere un barlume di speranza per la costruzione di una pace quanto più duratura possibile.

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