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Esteri

STATO PALESTINESE?/ Mentre l'Italia sceglie da che parte stare, Israele amplia i territori

Venerdì scorso la Camera ha votato le mozioni del Pd e di Ap-Sc sul riconoscimento dello Stato di Palestina, creando però ancora più confusione. Il commento di MICHELA MERCURI

Benjamin Netanyahu (Infophoto)Benjamin Netanyahu (Infophoto)

La votazione dello scorso venerdì alla Camera dei deputati sul riconoscimento dello Stato palestinese ha destato non poche polemiche a causa dell'approvazione di due diverse mozioni: quella del gruppo guidato dal Pd e quella dei centristi. L'ambiguità è evidente. Da un lato la proposta di Area popolare e Scelta Civica ha subordinato il riconoscimento alla promozione del "raggiungimento di un'intesa politica tra il gruppo islamico Hamas e il suo antagonista Al-Fatah che, attraverso il riconoscimento dello stato d'Israele e l'abbandono della violenza, determini le condizioni per il riconoscimento di uno Stato palestinese"; mentre quella del Pd ha un tono ben diverso poiché impegna "a continuare a sostenere in ogni sede l'obiettivo della Costituzione di uno Stato palestinese che conviva in pace, sicurezza e prosperità accanto allo stato d'Israele, sulla base del reciproco riconoscimento". In altre parole se quest'ultima mozione, approvata con 300 voti favorevoli e 45 contrari, prevede il riconoscimento tout court dello Stato palestinese, l'altra, anch'essa approvata seppure con numeri leggermente diversi (237 si e 84 no), lo pospone ad alcune condizioni tra cui un accordo tra le diverse fazioni interne all'ala palestinese. Si tratta, è evidente, di una differenza di non poco conto.

Anche se a livello teorico questa spaccatura nel Parlamento non vincola l'esecutivo, è evidente che quest'ultimo non ne riceve un orientamento chiaro e dunque, al momento, la posizione italiana non si può definire del tutto trasparente. Certo è, d'altra parte, che l'ambiguità italiana si colloca in un contesto internazionale che ha fatto della vaghezza o, per dirla in altri termini "dell'ambiguità costruttiva", un mantra che dai tempi di Oslo regola le politiche delle principali cancellerie occidentali sulla questione israelo-palestinese e che ha trovato la sua ragion d'essere anche nelle molteplici e crescenti incomprensioni dei due attori protagonisti che, di fatto, hanno reso fallimentare qualunque tentativo di mediazione.

Le difficoltà insite nel riconoscimento dello Stato palestinese, e più in generale nel tentativo di dare vita a due entità statuali autonome, vanno dunque ricercate da un lato nella nebulosità delle diplomazie internazionali, che nel corso degli anni hanno tentato di dirimere l'intricata questione, e dall'altro nelle oggettive difficoltà di tradurre nei territori qualunque decisione presa "sulla carta"

Da un punto di vista internazionale va ricordato che il tema del riconoscimento dello Stato palestinese ha subito un'accelerazione il 29 novembre del 2012, quando 193 membri dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite hanno conferito alla Palestina lo status di Paese osservatore non membro. Una maggioranza di oltre due terzi dei Paesi membri della Nazioni Unite, dunque, ha riconosciuto l'esistenza dello Stato palestinese. Si tratta di una decisione di portata storica che, però, non ha ancora sanato i dubbi dei principali attori del sistema internazionale, Stati Uniti e Unione Europea in primis.