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TUNISIA/ Micalessin: se non fermiamo l'Isis avremo un "11 settembre" italiano

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E’ un’operazione di controllo preventivo degli interessi strategici dell’Italia, perché la situazione può precipitare da un momento all’altro e quindi occorre una forza in grado di garantire la difesa del Green Stream, il gasdotto che garantisce all’Italia il 12% dei consumi nazionali di gas. Anche perché Green Stream ha richiesto all’Eni degli enormi investimenti.

 

In quale prospettiva si inserisce Mare Sicuro?

Mare Sicuro può costituire l’avanguardia di un futuro intervento, che però come avvenne in Afghanistan deve trovare degli alleati locali da rifornire di armi e da addestrare. Se fosse l’Italia a intervenire in Libia saremmo tacciati immediatamente di essere i nuovi colonizzatori dalla propaganda dello Stato Islamico. Ma d’altra parte se non riusciamo a fermare l’avanzata dello Stato Islamico in Libia dobbiamo temere un 11 settembre, non a New York o a Washington, ma nel cuore delle nostre città italiane.

 

In che modo potrebbe materializzarsi questo attacco?

Questo lo lascio alla fantasia dello Stato Islamico, che ha dimostrato di avere finora ottime capacità elaborative. Non sappiamo se e come questo rischio si manifesterà, ma è chiaro che le minacce che riceviamo sono molto esplicite e fanno pensare a una volontà di colpire. Proprio per questo oggi l’Italia deve farsi capofila di una coalizione capace di guidare non un intervento diretto, ma un’iniziativa politico militare in grado di preparare forze libiche decise a combattere lo Stato Islamico.

 

(Pietro Vernizzi)



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