BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

RISIKO/ Chi sa dov'è il Nagorno-Karabach? Eppure decide le sorti dell'Italia

Pubblicazione:mercoledì 25 marzo 2015 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 25 marzo 2015, 7.58

Infophoto Infophoto

Il prossimo 24 aprile ricorre il centenario del genocidio degli armeni compiuto nel 1915 dai turchi dell’Impero ottomano e che provocò, secondo le stime più diffuse, oltre un milione di morti. Lo scorso febbraio è stata però avanzata la richiesta di riconoscere come genocidio un altro e più recente massacro, questa volta compiuto dagli armeni a danno degli azeri.

Il 25 e 26 febbraio del 1992, nella cittadina di Khojali vennero massacrati 613 civili, tra cui molte donne e bambini, da truppe armene coadiuvate da soldati sovietici, almeno così affermano gli azeri che, per questo massacro, sembrano intenzionati ad adire i tribunali internazionali.

L’episodio avvenne durante la quasi dimenticata guerra tra Armenia e Azerbaigian, che ebbe luogo tra il 1992 e il 1994, anno in cui venne firmato un cessate il fuoco, per il controllo del Nagorno Karabach, in cui gli scontri erano già iniziati nel 1988. La versione armena è ovviamente diversa e accusa gli azeri di non aver permesso l’evacuazione dei civili dalla città durante l’attacco.

Il Nagorno Karabach si è costituito in repubblica indipendente, non riconosciuta da nessun altro Stato, anche se sostenuta dall’Armenia. Dopo 21 anni, malgrado i tentativi dell’Ocse attraverso il cosiddetto Gruppo di Minsk (lo stesso che si occupa della questione ucraina) e le risoluzioni dell’Onu, si è ancora lontani da una soluzione, anzi le violazioni del cessate il fuoco sono diventate dall’anno scorso più frequenti.

Questo può sembrare un conflitto periferico, ma è notevolmente pericoloso perché rappresenta un’ulteriore causa di instabilità in un’area nevralgica come il Caucaso, dove si confrontano gli interessi di diversi Paesi in una situazione ancor più complessa di quella che vede lo scontro tra Occidente e Russia in Ucraina. Anche il conflitto che contrappone armeni e azeri ha la sua origine nel dissolvimento dell’Unione Sovietica e, come nel caso della Georgia, rientra nel’ottica di ripresa di controllo della regione da parte della Russia.

La Russia sta giocando su entrambi i tavoli: da un lato, ha basi militari in Armenia e i suoi soldati danno un considerevole supporto all’esercito armeno; dall’altro, forniscono gran parte delle armi all’Azerbaigian, che ha notevolmente aumentato le spese per la difesa. Non a caso, recentemente si sono registrate dichiarazioni particolarmente bellicose da parte del governo azero verso l’Armenia, accusata di non rispettare le quattro risoluzioni dell’Onu sul Nagorno Karabach e di non volere una soluzione pacifica della vertenza.

Vi sono però altre potenze regionali interessate alla vicenda, in primis la Turchia di Erdogan, il quale ha inviato al governo di Baku un caloroso messaggio di “partecipazione fraterna” al dolore per il massacro di Khojali. Gli azeri sono una popolazione di ceppo turco e parte della strategia di Erdogan è quella di porsi come partner autorevole nei confronti degli Stati turcofoni ex Urss, come l’Azerbaigian e il Turkmenistan. 


  PAG. SUCC. >

COMMENTI
25/03/2015 - Parlare del Nagorno Karabakh, ma nel modo giusto (CARLA VITES)

Questa Terra ceduta nel '22 da Stalin all'Azerbaigian nell'ottica dell'esportazione del socialismo sotto pressione di Ataturk che poi del socialismo staliniano se ne fece un baffo, è un territorio dall'economia modesta, ma ha sempre dato fastidio per il solo fatto di essere un baluardo cristiano in una zona profondamente e tradizionalmente islamica. Nell'88 al profilarsi dell'impero sovietico, un milione di persone scende in piazza a Erevan per chiedere il legittimo sganciamento del Nagorno: a Sumgait sobborgo di Baku, ventisei armeni vengono massacrati: è la guerra. Tutti i ragazzi in grado di tenere in mano un fucile correvano a battersi. Si deve certamente molto a questo entusiasmo giovanile se gli azeri superiori per uomini e mezzi sono stati sconfitti. L'Azerbaigian è un paese nel cui Parlamento non siede nemmeno un membro dell'opposizione e ha più prigionieri politici della Bielorussia nonché è classificata da Trasprency International al 143mo posto su 183 Paesi nell'Indice di corruzione. Tuttavia è una delle più grandi produttrici di petrolio al mondo. Capita così che sull'Osservatore Romano in data 2-3 Luglio 2012 venga esaltata la cospicua donazione azera per finanziare i restauri delle catacombe di santi Marcellino e Pietro sulla via Casilina a Roma. E via munificando (vedi Louvre a Parigi). In questo modo chi, nel mondo cristiano, potrà ancora sostenere i diritti dei propri fratelli nella fede? Una nota: prima dell'editto di Costantino lì già c'era una chiesa cristiana.