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CELLULE ISIS/ Fouad Allam: l'Italia è in pericolo, siamo in guerra

L'Italia non è più una piattaforma di transito, le cellule jihadiste sono ben presenti anche qui da noi. E' solo l'inizio di una guerra ormai dichiarata. KHALED FOUAD ALLAM

Abu Bakr al-Baghdadi, guida del califfato (Infophoto) Abu Bakr al-Baghdadi, guida del califfato (Infophoto)

Non ha dubbi Khaled Fouad Allam, politico e docente universitario algerino da anni residente in Italia, sulla consistenza della minaccia terroristica nel nostro Paese. Dopo l'individuazione e l'arresto di tre reclutatori dell'Isis da parte della magistratura italiana, Allam, parlando con ilsussidiario.net lo dice chiaramente: "Nessun Paese europeo, anzi occidentale, perché abbiamo visto che il fenomeno esiste anche in paesi lontanissimi come l'Australia, può dirsi al sicuro dalla presenza di cellule jihadiste ed estremiste". Il fenomeno, spiega, esiste in tutti i paesi dove è presente una forte e consistente comunità islamica e fa presa soprattutto sui giovani grazie alla penetrazione che permettono Internet o i social network: "Quello che fa presa sui giovani, quello che si usa normalmente in Rete proprio per le caratteristiche della Rete, è un linguaggio che riduce il pensiero lavorando essenzialmente sull'emozione, dunque ben al di fuori della distanza critica". 

L'individuazione di una cellula di reclutatori dell'Isis in Italia secondo lei è un fenomeno isolato o dobbiamo aspettarci l'esistenza di altre cellule analoghe?

Non è un caso. Quella individuata adesso è stata scoperta grazie a un'inchiesta cominciata già da due anni. E' evidente che cellule di questo tipo a livello europeo sono ovunque ci siano comunità musulmane importanti. 

Dunque l'Italia non è esente.

Naturalmente no, non è più possibile ragionare a livello di perimetro nazionale. In questa realtà sono coinvolte tutta l'Europa e l'occidente in generale. Lo abbiamo visto anche in Australia così lontana dall'Europa eppure anche lì sono state individuate cellule estremiste. Continuare a ragionare a livello italiano, francese o spagnolo non ha più alcun senso. 

Pensando però alla nostra realtà nazionale, a chi crede si rivolgano questi reclutatori? Crede che ci sia un substrato su cui possano fare presa?

Si rivolgono a un segmento preciso, i più giovani, una fascia dai 18 anni fino ai 30, 35 anni di età. Persone affascinate dal discorso jihadista perché sono giovani che si trovano ad avere un grosso disagio esistenziale e trovano nell'adesione al radicalismo islamico una forma di vittoria contro il loro stesso disagio.

In che senso disagio?

Le tipologie su cui fa presa l'estremismo sono multiforme, non toccano solo le classi disagiate a livello socio-economico ma toccano anche i figli della media borghesia, come abbiamo visto in Inghilterra (nel caso del boia dell'Isis Mohammed Emwazi, ndr). E' un fenomeno molto complesso, questi ragazzi vengono conquistati dal fenomeno jihadista anche perché sono già dentro a uno status che la società non riconosce, una società che non favorisce l'integrazione.

Nel corso di questa indagine è stato individuato un documento di propaganda dell'Isis per la prima volta completamente in lingua italiana. La propaganda jihadista quanto è efficace?