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UCRAINA/ A est la tregua regge, ma ora comincia la "guerra" della finanza

Il presidente dell'Ucraina, Petro Poroshenko (Infophoto) Il presidente dell'Ucraina, Petro Poroshenko (Infophoto)

La signora Jaresko ha anche fatto presente che la vera vittima della situazione è il popolo ucraino che sta soffrendo per la sua lotta per la libertà e la democrazia e, ha aggiunto, “per la filosofia europea”. Qui si apre però un altro versante non positivo, dato dall’estrema corruzione del sistema in Ucraina.

Secondo gli indici sulla corruzione di Transparency International, l’Ucraina è al 142esimo posto su 175 Paesi rilevati, il peggiore dato in Europa (l’Italia è al 69esimo). La stessa Iaresko ha dichiarato recentemente che gli sforzi del governo per porvi rimedio comprendono i tentativi per costringere gli ucraini abbienti a pagare le tasse e per eliminare gli intermediari nelle trattative con società a partecipazione statale.

Il Primo ministro Arseniy Yatsenyuk ha confermato le intenzioni del governo di reprimere severamente corruzione e contrabbando. Il governo ha inoltre intimato ai servizi di sicurezza privati di consegnare le armi entro 24 ore, a seguito di un assalto di uomini armati a una società petrolifera controllata dallo Stato.

Il ministro dell’Interno ha anche annunciato un più severo controllo delle armi, ma l’obiettivo sembra essere un gruppo di oligarchi che stanno ponendo seri problemi al governo. Particolarmente sotto tiro è Ihor Kolomoisky, ritenuto responsabile dell’attacco citato prima, e finora alleato del presidente Poroshenko. Invece, qualche giorno fa Poroshenko ha rimosso il potente oligarca dalla sua carica di governatore della provincia di Dnipropetrovsk, terza città dell’Ucraina.

All’inizio della settimana, presenti televisione e stampa, sono stati arrestati e portati via in manette con l’accusa di corruzione due alti funzionari del ministero degli Interni e Yatsenyuk li ha accusati di rubare al popolo mentre il Paese è in guerra. Tuttavia, due giorni dopo il giudice ha dichiarato non esistere sufficienti prove che fossero stati commessi reati, costringendo il ministro degli Interni ad assicurare che saranno fornite nuove prove.

Il presidente e il governo ucraini sembrano quindi decisi a combattere il cancro della corruzione, ma la strada sembra decisamente in salita. D’altra parte, questa politica è richiesta dall’occidente e dall’Fmi per continuare ad aiutare finanziariamente l’Ucraina, ma se ciò non riuscisse, potremmo trovarci di fronte a quella specie di sindrome, già prospettata da qualche commentatore, che spesso colpisce i popoli liberati da regimi oppressivi: “si stava meglio quando si stava peggio”.

Questo renderebbe inutile il prezzo finora pagato dagli ucraini, dell’Ovest e dell’Est, e sarebbe una nuova disastrosa delusione dopo quella già seguita alla cosiddetta “rivoluzione arancione”, ma questa volta la responsabilità non ricadrebbe solo su Mosca, ma anche su Washington e Bruxelles.

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