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RENZI A TUNISI/ L'Onu spinge l'Italia nelle braccia di al Sisi e Putin

Vladimir Putin (Infophoto) Vladimir Putin (Infophoto)

Lo scenario appare dunque intricato e le sorti dei principali attori a livello regionale — Egitto, Libia e Tunisia — sembrano fortemente interconnesse: il tentativo di risolvere la questione libica avrebbe dirette conseguenze anche sulla stabilità della confinante Tunisia, con l'Egitto quale fondamentale player regionale e interlocutore indispensabile per tentare di arginare il caos nell'area.

Sull'altra sponda del Mediterraneo c'è un'Italia che, suo malgrado, si trova al centro di questo complesso risiko geo-strategico, molto, troppo vicina ai teatri più a rischio e affacciata su quelle "autostrade delle morte" che solcano il  Mediterraneo e che scaricano barconi di disperati sulle sue coste. Un'Italia divisa tra la necessità di allineamento con le posizioni dell'Onu e la consapevolezza delle possibili nefaste conseguenze dell'immobilismo. Un'Italia che, dopo la recente visita in Egitto del premier Renzi — che giova ricordarlo è stato l'unico leader europeo a recarsi al Forum economico di Sharm el Sheikh — si è in qualche modo "sbilanciata" con quella che è considerata l'unica alternativa possibile alle Nazioni Unite, l'asse Il Cairo-Mosca. Un'Italia che, dopo gli attentati di Tunisi che hanno ucciso quattro connazionali, è stata di nuovo chiamata in causa e che ora non può tirarsi indietro, a meno che non decida di sacrificare sull'altare del "bon ton diplomatico" la propria sicurezza ma anche e più in generale la speranza di riportare un barlume di stabilità nell'area.

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