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DALLA GRECIA/ Le "sbandate" di Tsipras che mandano in tilt il Paese

Alexis Tsipras (Infophoto) Alexis Tsipras (Infophoto)

Alexis Tsipras, durante i lavori del Comitato centrale di Syriza, ha rimproverato quei parlamentari che si erano lamentati del fatto che il Parlamento, su proposta dello stesso primo ministro, avrebbe tolto loro il privilegio dell'uso di una macchina fornita dal Parlamento. Non dite - ha dichiarato in sintesi Tsipras - che con uno stipendio di 6.000 euro mensili non potete permettervi un leasing da 500 euro al mese. Certe debolezze si possono anche capire. Ma sono un indizio poco promettente. Fossero soltanto questi i problemi di Tsipras nei rapporti con il suo partito. Contando le percentuali di voti emersi dal Comitato centrale, dove si è discusso dell'accordo con le "Istituzioni" - 60% a favore, 40% contro - si deduce che i suoi membri ragionano ancora con una strategia politica del 5% (dato delle elezioni del 2009). E non è un buon viatico per i prossimi mesi, perché riducono gli spazi di manovra di Tsipras, il quale dovrà scegliere se governare e applicare misure impopolari o tenere unito il partito, che poi un partito non è, ma una galassia di piattaforme. 

Questa forte opposizione fa venire alla mente un episodio simile. Quando Antonis Samaras, l'ex Pprimo ministro, dopo aver vinto le elezioni del 2012 con una linea anti-memorandum, riunì il suo gruppo parlamentare per annunciare la scelta della politica dettata dal memorandum. Da quella riunione uscirono ventidue deputati che rifiutarono di condividere la scelta di Samaras. Tra loro anche Panos Kammenos, oggi alleato scomodo di Tsipras. Dal Comitato centrale di Syriza non è certamente uscita una immagine di unità, ma un caleidoscopio di posizioni. Tant'è che molti personaggi importanti hanno espresso pubblicamente il loro dissenso. Alcuni cominciano già ad accennare a un possibile referendum da tenere a giugno ("in Svizzera sono soliti tenere consultazioni referendarie per gli argomenti più svariati, e allora perché non potremmo adottarne l'esempio?"), altri ,come il responsabile economico del partito, criticano aspramente la conduzione delle trattative con l'Europa attaccando direttamente Varufakis, altri ancora sono ormai chiaramente a favore di un'uscita dall'euro (ma illustrando le proprie proposte su un quotidiano inglese). Il "marxista eccentrico" ha escluso un'uscita dall'euro - "Sarebbe come ritornate al neolitico" -, ma ha aggiunto che prima o poi si dovrà discutere di ristrutturazione del debito e si sta preparando per il prossimo Eurogruppo, sede in cui dovrà presentare delle proposte concrete, cioè accompagnate da numeri (che poi sono i denari dei greci), in ottemperanza a quanto stabilito dall'accordo.

Questo accordo con la lista dei "compiti a casa" -  la si può chiamare come si vuole, stando alla disfonia di interpretazione tra l'Eurogruppo e il governo Tsipras - è stata oggetto di una forte polemica con l'opposizione che chiedeva che venisse presentato in Parlamento, discusso e ratificato. Dopo un nebuloso tira e molla, l'accordo verrà soltanto discusso in Aula - secondo il regolamento bastano un paio di ore di dibattito -, ma non votato. La ragione è semplice: l'opposizione, a esclusione dei comunisti, ha dichiarato che avrebbe votato a favore. Un vantaggio politico che Tsipras non può concedere agli avversari perché potrebbe essere interpretato dall'opinione pubblica come un prolungamento temporale, concesso dalle "Istituzioni", del tanto famigerato Memorandum.

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