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GUERRA IN LIBIA/ Micalessin: ecco l'accordo che "smentisce" l'Onu

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L’Egitto non si è assolutamente dileguato, anzi ambisce ad avere un ruolo di primaria importanza soprattutto sullo scacchiere libico. Al-Sisi è il principale alleato del generale Haftar, il capo di Stato Maggiore di Tobruk che coordina le operazioni militari contro i gruppi di Ansar Al-Sharia e Isis.

 

Com’è la situazione politica in Libia?

Il Parlamento di Tobruk è l’unico a essersi formato in seguito a elezioni democratiche. D’altra parte esiste un governo che si è auto-instaurato dopo che le milizie di Misurata hanno preso il controllo di Tripoli. Il problema è superare questa contrapposizione.

 

Per quale motivo è necessario dialogare con un governo che si è auto-proclamato?

Né l’Egitto né il Parlamento di Tobruk possono farcela da soli, e quindi è necessario arrivare a un accordo che coinvolga anche Misurata, che è la città più importante ma anche quella più problematica dal punto di vista politico. E’ infatti schierata su posizioni vicine ai Fratelli musulmani, ma è anche molto interessata ai commerci. Quest’ultimo è un fattore che gioca sicuramente a favore dell’Italia ma d’altra parte anche dell’Egitto.

 

L’emissario dell’Onu, Bernardino Leon, ha detto che “prima prima bisogna mettere d’accordo tutte le tribù”. E’ una mossa che prelude a un intervento militare?

Quando l’emissario Leon sarà riuscito a mettere d’accordo tutte le tribù, la Libia non esisterà più. Le tribù libiche del resto hanno un ruolo sempre meno importante perché non riescono a influenzare i giovani. Il vero punto è un altro: si tratta di trovare un’alleanza tra i gruppi in grado di unirsi e contrapporsi alle formazioni più estremiste. In questo momento la priorità è un accordo politico che metta insieme le milizie di Zintan, Misurata e Tobruk.

 

Quale ruolo può avere in questo caos libico la liberazione di Bengasi?

La liberazione di Bengasi è stata più che altro un punto di forza di Haftar, una sorta di obiettivo simbolico per dimostrarsi come l’uomo forte e l’artefice della lotta al terrorismo. Nell’ottica dell’alleanza politica di cui parlavo prima, anche una zona sottoposta all’influenza jihadista come Bengasi diventerebbe marginale.

 

(Pietro Vernizzi)



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