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Esteri

DALLA GERMANIA/ Le Chiese ospitano gli immigrati e qualcuno paragona la carità alla sharia...

Il Parlamento tedesco (Infophoto)Il Parlamento tedesco (Infophoto)

Una pagina della rete in cui si possono trovare molte informazioni utili su questo tema è il sito della Ökumenische Bundesarbeitsgemeinschaft. Asyl in der Kirche (Comunità di lavoro ecumenica federale. Asilo politico nella Chiesa), in cui in un articolo del maggio del 2014 vengono offerti i seguenti dati: nel 2011 c'erano 32 casi di asili politici nelle chiese, mentre nel maggio del 2014 il numero è salito a 87. Un caso che ha provocato scandalo anche a livello dei media è stato quello della polizia bavarese, che ha respinto in Polonia una donna cecena con quattro figli entrando nei locali di una parrocchia in Augsburg nel febbraio del 2014. La donna vescovo più famosa della Germania, Margot Käßmann, ambasciatrice del giubileo della riforma protestante del 2017, ha preso invece la difesa dei tentativi di Kirchenasyl (15 febbraio scorso), in polemica con gli attacchi ad esso del ministro degli Interni e di molti politici della Cdu (unione dei cristiani democratici) e della Csu (i democratici cristiani bavaresi). 

Il lavoro ecumenico per il Kirchenasyl cerca di riflettere la situazione legale non solo a livello tedesco, ma europeo, chiedendo a Strasburgo delle leggi più flessibili, e basa il suo lavoro sulla Charta di Groningen del 1987, in cui rappresentanti di diverse comunità ecclesiali si erano incontrati per denunciare la situazione allarmante dei profughi e di chi cerca asilo politico in Europa. Da quell'anno ad oggi la situazione non è solo allarmante, ma tragica, come dimostrano i morti nel Mar Mediterraneo. 

Ricercando in rete nella pagina della MDR-Turingia (Radio televisione della Germania centrale) si trovano ulteriori interessanti informazioni: sono almeno otto le comunità ecclesiali che offrono asilo politico a profughi da diverse parti del mondo, e si elencano le attività e le regole che permettono di ricevere Kirchenasyl: l'insegnamento della lingua tedesca è una di queste. La guida della parrocchia (il parroco e i suoi collaboratori) e il consiglio parrocchiale prendono la decisione sul chi ospitare e di informare la regione (Land) sugli ospiti accolti. Non si tratta solo di profughi da paesi in guerra, ma anche da paesi con una forte crisi economica, per esempio la Bulgaria. L'80 per cento dei profughi respinti dalla Germania in questo paese diventano dei senza tetto. 

Se si tiene conto che nel giornale citato la notizia principale riguardava la crescita economica inaspettata in Germania ed in Europa, pur tenendo conto della stagnazione in Francia e in Italia (che spesso nel Mediterraneo ha svolto un lavoro eroico per i profughi), ci chiediamo quanto siano oggi disponibili politici, anche appartenenti ai partiti democristiani, a prendere il papa sul serio nel suo no ad un economia dell'esclusione. Si, tratta di una "spina nella carne" che non è solo da sopportare, ma che ci pone una demanda concretissima: quale è l'uomo che vogliamo educare? 

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COMMENTI
08/03/2015 - Alcune note personali (Roberto Graziotto)

Scrivendo l'articolo avevo fatto anche alcune ricerche personali, qui nella regione in cui vivo: In una parrocchia luterana-evangelica (Schköten) vicino a casa nostra una farmacista, che attualmente è però senza lavoro per occuparsi come volontaria del problema dei profughi, Malanie Hutoff, mi ha raccontato del lavoro fatto con profughi che vengono dapprima raccolti in una piccola città della Turingia, Eisenberg, per poi in un lungo itinerario arrivare ad un luogo definitivo di permanenza: sia nella scuola che nella parrocchia ha raccolto dei vestiti e dei giocattoli da offrire a famiglie che arrivano in Germania con quasi nessuno bene. Era stupita dalla generosità con cui tante persone hanno offerto le loro cose: invece della scatola prevista ha dovuto prendere in affitto un piccolo bus per portare ai profughi i vestiti e i giocattoli raccolti. Raccolte simili sono state fatte anche nella mia parrocchia cattolica a Eisenberg, che porta il nome dell'annuncio a Maria, e in cui il parroco Andreas Tober, nelle sue prediche invita spesso i parrocchiani a prendersi cura delle famiglie che per qualche domenica vengono nella nostra chiesa, prima di essere inviate dalla regione in altre parti della Turingia stessa o della Germania.

 
08/03/2015 - PS. (Roberto Graziotto)

PS. Lo scontro tra la Chiesa e lo stato sulla questione del Kirchenasyl ha raggiunto di nuovo la prima pagina della FAZ (questa volta come notizia, non come commento editoriale). Il presidente del ministero federale per l'emigrazione e i profughi (BAMF), Manfred Schmidt, ha detto che lo stato "non vuole mettere in discussione la tradizione del Kirchenasyl" - almeno fino all'autunno. Poi ci sarà un'attenzione più severa all'asilo politico negli ambiti ecclesiali. Le chiese hanno fatto sapere che il Kirchenasyl è solo una questione di ultima ratio che non mette in discussione l'accordo di Dublino a livello europeo, il quale afferma che l'analisi della richiesta di asilo viene fatta nel paese in cui arriva il profugo per la prima volta. Mi immagino ora cosa pensino le tante persone che alla base si occupano ogni giorno dei volti del Kirchenasyl. Ma è comunque giusto ciò che ha detto il vescovo di Dresda, Dr. Heiner Koch, in un incontro con Cl, che la Chiesa non vuole difendere nessuno diritto parallelo a quello dello stato.