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DALLA GERMANIA/ Le Chiese ospitano gli immigrati e qualcuno paragona la carità alla sharia...

Pubblicazione:domenica 8 marzo 2015

Il Parlamento tedesco (Infophoto) Il Parlamento tedesco (Infophoto)

LIPSIA — Il ministro degli Interni in Germania, Thomas De Maizière, ha espresso ultimamente la rabbia, che anche altri politici, in modo particolare dell'aerea democristiana, hanno con le Chiese perché permettono ai profughi, cui non è stato concesso il diritto di permanenza, di rimanere nei propri spazi ecclesiali, anche contro (almeno a prima vista) le leggi dello stato stesso. Dico a prima vista perché in realtà le Chiese cercano di collaborare con lo stato e di rispettarne le leggi. "La costituzione vale per tutti, anche per le Chiese" — questo il  messaggio-avvertimento alle Chiese evangelica e cattolica del ministro degli Interni, che in un paragone, al limite dell'indecenza, ha paragonato il Kirchenasyl (asilo politico nella chiesa) con la sharia, insomma con il tentativo di dedurre direttamente dal Corano la "legge" per uno stato. 

Il tema è stato trattato anche di recente in un editoriale della Frankfurter Allgemeine Zeitung ("Fuga nello spazio ecclesiale") dal giornalista Reinhard Bingener, che, pur difendendo la priorità delle leggi statali, ha citato alla fine uno dei grandi teologici evangelici viventi, Eberhard Jüngel (1934), il quale afferma che "alle comunità ecclesiali è lecito intraprendere il tentativo di affrontare lo stato con l'autorità del Cristo mendicante". Eberhard Jüngel è stato fino al 2003 professore di teologia sistematica e filosofia della religione ed è conosciuto anche in Italia per la la sua opera Dio come mistero del mondo. Sul fondamento della teologia del Crocifisso nello scontro tra teismo ed ateismo

La sua riflessione sul "Cristo mendicante" non è insomma una questione di emozioni o di sentimentalismo, ma una reale riflessione a partire dal centro della teologia della misericordia di Dio. La Chiesa cattolica, con il primo viaggio di papa Francesco a Lampedusa, è stata invitata a riflettere dalla sua massima autorità sul tema dell'immigrazione. 

Vorrei evitare ogni polemica e limitarmi solo a questa domanda: con quale autorità il ministro di uno stato pone lo stato stesso e il suo supposto atteggiamento di neutralità come il criterio ultimo ed unico di comportamento nei confronti del problema dell'immigrazione, politica e non? Quasi che gli stati, nella loro supposta "laicità", abbiano preso nella loro storia sempre le decisioni umanamente più convincenti. Bingener ha ragione a paragonare il Kirchenasyl con una "spina nella carne", che deve essere "sopportata" come qualcosa da cui lo stato di diritto può essere arricchito. La formula è ovviamente molto "difensiva". Si potrebbe in modo più "offensivo" dire che la Chiesa in Europa da secoli si occupata con il suo Kirchenasyl dell'incarnazione della misericordia nella storia europea, e che nella sua storia, per esempio in quella del francescanesimo, ha messo le fondamenta sia dello stato di diritto che dell'economia di mercato (Olivier Boulnois). Non vorrei qui cimentarmi in un Kulturkampf al contrario, ma limitarmi a raccontare alcune delle cose che le Chiese in Germania stanno facendo per gli immigrati. 


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COMMENTI
08/03/2015 - Alcune note personali (Roberto Graziotto)

Scrivendo l'articolo avevo fatto anche alcune ricerche personali, qui nella regione in cui vivo: In una parrocchia luterana-evangelica (Schköten) vicino a casa nostra una farmacista, che attualmente è però senza lavoro per occuparsi come volontaria del problema dei profughi, Malanie Hutoff, mi ha raccontato del lavoro fatto con profughi che vengono dapprima raccolti in una piccola città della Turingia, Eisenberg, per poi in un lungo itinerario arrivare ad un luogo definitivo di permanenza: sia nella scuola che nella parrocchia ha raccolto dei vestiti e dei giocattoli da offrire a famiglie che arrivano in Germania con quasi nessuno bene. Era stupita dalla generosità con cui tante persone hanno offerto le loro cose: invece della scatola prevista ha dovuto prendere in affitto un piccolo bus per portare ai profughi i vestiti e i giocattoli raccolti. Raccolte simili sono state fatte anche nella mia parrocchia cattolica a Eisenberg, che porta il nome dell'annuncio a Maria, e in cui il parroco Andreas Tober, nelle sue prediche invita spesso i parrocchiani a prendersi cura delle famiglie che per qualche domenica vengono nella nostra chiesa, prima di essere inviate dalla regione in altre parti della Turingia stessa o della Germania.

 
08/03/2015 - PS. (Roberto Graziotto)

PS. Lo scontro tra la Chiesa e lo stato sulla questione del Kirchenasyl ha raggiunto di nuovo la prima pagina della FAZ (questa volta come notizia, non come commento editoriale). Il presidente del ministero federale per l'emigrazione e i profughi (BAMF), Manfred Schmidt, ha detto che lo stato "non vuole mettere in discussione la tradizione del Kirchenasyl" - almeno fino all'autunno. Poi ci sarà un'attenzione più severa all'asilo politico negli ambiti ecclesiali. Le chiese hanno fatto sapere che il Kirchenasyl è solo una questione di ultima ratio che non mette in discussione l'accordo di Dublino a livello europeo, il quale afferma che l'analisi della richiesta di asilo viene fatta nel paese in cui arriva il profugo per la prima volta. Mi immagino ora cosa pensino le tante persone che alla base si occupano ogni giorno dei volti del Kirchenasyl. Ma è comunque giusto ciò che ha detto il vescovo di Dresda, Dr. Heiner Koch, in un incontro con Cl, che la Chiesa non vuole difendere nessuno diritto parallelo a quello dello stato.