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CAOS TURCHIA/ Dal sequestro del pm al blackout, una strategia per "cambiare" il voto di giugno

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La Turchia è un paese che ha bisogno di riconciliazione sociale dopo anni in cui la politica ha contribuito alla polarizzazione invece che a qualunque tipo di riconciliazione. C'è poi un problema di politica estera, con derive che hanno messo il cerino in mano a questo Paese, derive fatte di politiche avventate. Infine viviamo un'emergenza drammatica data dai profughi provenienti dalla Siria, qualcosa di tremendamente incontrollabile. Anche Istanbul, che si trova a migliaia di chilometri dai confini siriani, ha le strade che rigurgitano di persone disperate sui marciapiedi. Una situazione incontrollabile.

 

In questa situazione, quali responsabilità ha la politica di Erdogan e il suo riferimento a certo fondamentalismo islamico?

La società turca è senza dubbio divisa, ma non c'è una dialettica politica nel senso nobile del termine. Il gioco è sempre ridotto al "o stai con noi o contro di noi e se sei contro di noi sei contro la nazione". Da una parte un gioco legato al fondamentalismo islamico e dall'altro un uso estremamente pericoloso di un nazionalismo aggressivo che non è solo a destra, ma punta a dividere fra amici e nemici della Turchia. Un quadro molto teso.

 

In questo quadro che cosa significarono le proteste del 2013?

Le manifestazioni del 2013 esprimevano un modo di pensare della società in contrasto all'attuale gestione. Va detto però che non si possono eliminare con un colpo di spugna dieci anni di politica per colpa degli ultimi tre anni. C'è stato uno sviluppo positivo in questi dieci anni che non sarebbe corretto ignorare, ma oggi siamo davanti a un potere che alimenta solo se stesso e che rischia di cadere con conseguenze tragiche per il Paese intero.

 

Cosa manca alla Turchia per essere davvero un Paese modernamente democratico?

I fatti del 2013 hanno messo in luce l'esistenza di un movimento sociale rimasto tale, senza cioè una visione politica, come dovrebbe essere in un sistema autenticamente democratico.

 

In definitiva, episodi come questi delle ultime ore sono spie di un disagio sociale che può portare a sviluppi drammatici?

Sono dei moti scomposti da parte delle opposizioni nel tentativo di alimentare un pensiero "altro" rispetto al potere. Una tensione sociale che sfocia in episodi singoli senza alcun disegno straordinario, sintomi di una situazione di disagio sociale che non potrà che aumentare anche a causa della mancanza di quel miracolo economico che si è inseguito lungamente.



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