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NUCLEARE/ Jean: Rouhani e Khamenei smascherano le divisioni interne agli Usa

Pubblicazione:venerdì 10 aprile 2015

Ali Khamenei (Infophoto) Ali Khamenei (Infophoto)

I Repubblicani sono divisi anche al loro interno, e di solito si procede con un accordo bipartisan. Bisognerà vedere se la parte moderata riuscirà a prevalere su quella più radicale.

 

Come si spiega la svolta di Obama sull’Iran rispetto ai suoi predecessori?

Non c’è stata nessuna svolta. Lo stesso Bush junior in un documento del 2006 rilevava che dal 2003 l’Iran aveva sospeso ogni arricchimento nucleare. Era già quindi un’apertura degli Stati Uniti nei confronti dell’Iran. Da allora sono iniziati i colloqui dual-track tra americani e iraniani per discutere del nucleare.

 

Per Netanyahu l’accordo sarà “il tempo zero per la bomba di Teheran”, mentre per Obama ci vorranno 12 mesi. Come stanno veramente le cose?

Il tempo di break-out, come è definito il tempo necessario a produrre la bomba atomica, secondo l’accordo preliminare è pari a un anno. Una volta cioè che l’accordo va a regime, ci vorrebbero dodici mesi per potere avere 35 chili di uranio arricchito al 90% necessario per la bomba nucleare. In realtà il tempo di break-out è molto ridotto. D’altra parte gli israeliani stanno sviluppando bombe termonucleari, e di conseguenza prima di lanciare una bomba atomica su Israele chiunque ci penserà bene, perché sarebbe cancellato dalla faccia della terra.

 

Il nucleare iraniano però potrebbe finire anche in mano ai pasdaran…

Se tornasse al potere un altro Ahmadinejad, la posizione iraniana sicuramente cambierebbe. Il sistema di verifiche previsto dagli accordi preliminari è comunque abbastanza forte e dipende dal fatto che in caso di non compliance da parte dell’Iran le sanzioni sarebbero imposte automaticamente. Ciò contraddice quanto affermano Khamenei e Rouhani secondo i quali le sanzioni andrebbero tolte immediatamente. Le sanzioni sono subordinate al controllo della compliance.

 

(Pietro Vernizzi)



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COMMENTI
10/04/2015 - Gli interessi Iraniani (Moeller Martin)

Le trattative sul nucleare sono andate avanti per anni senza risultati fino all'ultimo round. A sbloccare la situazione sono state importanti concessioni da parte iraniana. Almeno in facciata, perchè in realtà hanno terminato la parte militare del loro programma nucleare. Hanno acquisito il know-how, realizzato siti inattacabili, installato centrifughe, collaudato e perfino provato dal lato pratico il processo di arrichimento. Cedono l'uranio arrichito perché non gli serve ed è troppo complicato gestirne lo stoccaggio, smantellano 2/3 delle centrifughe perché ammodernano quelle restanti per una maggiore produzione e continuano a fare ricerca proprio nel sito squisitamente militare. Del resto, additati per pura propaganda politica come il peggior stato canaglia pur senza aver invaso o attaccato nessuno da chi nel contempo bombarda cani e porci oltre ad occupare due stati confinanti, cosa altro potevano fare se non costruire atomiche per difendersi? Mettiamoci il cuore in pace, l'Iran è un paese con atomica segreta, ma non per questo rappresenta un pericolo. Pasdaran o moderati, hanno dimostrato durante la guerra con l'Irak di essere molto pragmatici quando si tratta dei loro interessi nazionali.

 
10/04/2015 - Ma gli USA controllano il gioco? (Moeller Martin)

Gli USA e i nostri media sono convinti di essere al centro della scena, ma facendo attenzione ai dettagli sembra siano stati scavalcati dagli eventi. Infatti è successo che a fine marzo, data prevista per chiudere il giro di consultazioni, mentre Kerry tuonava che un accordo era impossibile e Lavrov lo dava per imminente, anche la Merkel in persona dava l'accordo per raggiunto. Cosa significa questo? Significa che potendo contare sull'assenso della Cina e alla fine anche della Francia, sarebbe restata la sola Inghilterra in bilico, paese con il quale Obama stà avendo inusualmente tanti problemi. Gli USA hanno rischiato che i 5 firmassero un accordo senza di loro, una situazione scabrosa che dovevano assolutamente evitare per non venire estromessi anche dal'ultimo scenario caldo del mondo. Minsk, Libia, Yemen insegnano.