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Esteri

PUTIN IN DIRETTA TV/ Russia e Occidente, una partita sulla pelle degli ucraini

Putin ha risposto a una settantina di domande di cittadini russi per quasi 4 ore di diretta televisiva su temi di economia e politica, interna e internazionale. Il commento di CARL LARKY

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Per la tredicesima volta Vladimir Putin è apparso in televisione per rispondere alle domande dei russi: ne sono arrivate più di tre milioni e Putin ha risposto a una settantina durante quasi quattro ore di diretta. Un uso indubbiamente “proprio” del mezzo televisivo che, se non è certamente di per sé indice di democrazia del sistema, è altrettanto indubbiamente un buon strumento di propaganda, del tutto alla pari con i suoi interlocutori occidentali, si pensi solo ai discorsi dei presidenti americani. E, infatti, il suo livello di consenso sembra tutt’altro che in diminuzione, malgrado la difficile situazione in cui versa il Paese.

Una buona parte delle domande, e delle risposte di Putin, si è ovviamente concentrata proprio sulla situazione del Paese e il presidente russo ha cercato di tranquillizzare i suoi concittadini, senza peraltro negare le difficoltà. Putin ha riconosciuto i danni provocati all’economia russa dalle sanzioni imposte da Obama che, secondo lui, dureranno ancora per anni, in quanto non hanno nulla a che fare con l’Ucraina, ma sono solo una mossa politica contro la Russia.

Putin ha però affermato che le sanzioni alla fine rafforzeranno la Russia. Una dichiarazione di fede nella forza della Russia da un lato, dimostrazione di quel patriottismo che ha celebrato come positivo in un’altra risposta, ponendolo in contrasto con la negatività del nazionalismo. Dall’altro, l’apertura a tutti quegli Stati che vorranno accettare la sua offerta di collaborazione, ivi compresi gli Stati Uniti, anche se a suo giudizio questi ultimi “non cercano alleati, ma vassalli”, cosa che la Russia non può accettare. Circa gli Usa, Putin ha anche affermato che il livello del loro debito pubblico è fonte di preoccupazione per l’intera economia mondiale.

Per quanto riguarda la politica internazionale, due temi sono emersi come importanti: Iran e Ucraina. La decisone di Putin di togliere l’embargo alla consegna all’Iran dei sistemi anti-missile S-300, grosso modo l’equivalente dei Patriot americani, ha suscitato parecchie perplessità negli Usa e in Israele. Il contratto risale al 2007, ma era stato congelato nel 2010 in seguito alle sanzioni contro l’Iran per la questione nucleare, ma ora la Russia sostiene che, trattandosi di un sistema difensivo, l’S-300 non è incluso nell’embargo.

Per Putin si tratta di un atto distensivo verso Teheran per facilitare l’accordo in discussione, che dovrebbe impedire all’Iran di costruirsi una bomba nucleare per almeno un decennio. Anzi, sempre per Putin, la valenza difensiva dei sistemi antimissile rappresenta un elemento di stabilità nell’area e ciò dovrebbe tranquillizzare anche Israele, scartando l’obiezione che sarebbe stato meglio aspettare che l’accordo fosse effettivamente siglato. Ha poi fatto presente che in Medio Oriente gli Usa stanno vendendo molte più armi che non la Russia.