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RENZI DA OBAMA/ Solo una pacca sulla spalla

Barack Obama e Matteo Renzi (Infophoto) Barack Obama e Matteo Renzi (Infophoto)

Se l’incontro fosse avvenuto un anno fa o magari nell’autunno scorso, come desiderava Renzi, i risultati sarebbero stati più concreti? Forse, ma nei suoi confronti l’Amministrazione americana ha preferito mantenere un atteggiamento cauto. Il sindaco di Firenze era un perfetto sconosciuto (“un giovane pieno di entusiasmo e di energia”, ha detto Obama ricordando il loro primo incontro), senza rapporti internazionali; è piombato come un uragano, ha detto di voler rottamare tutto, suscitando stupore, speranza ma anche scetticismo. Wait and see è stata la reazione del Dipartimento di Stato, della Casa Bianca, di Wall Street. Monti fa parte dell’élite globale, Enrico Letta anche, sia pur come junior partner, Renzi non ancora.

L’Italia, del resto, non è più un pericolo per la stabilità europea e internazionale, l’emergenza è finita anche grazie agli Stati Uniti che hanno dato una mano soprattutto a Monti quando si trattava di smussare gli angoli con la Germania, di convincere Angela Merkel a non tirare troppo la corda. Raggiunto l’obiettivo, passata la tempesta, l’Italia è rientrata nella normalità. Dunque, a che pro sconvolgere l’agenda degli appuntamenti?

Questo ritorno nel cono d’ombra della politica internazionale potrebbe anche far piacere dopo tre anni al cardiopalmo, salvo il fatto che si tratta di un’impressione. Dalla Libia alla Grecia, dal terrorismo all’eurocrisi, il Mediterraneo resta un mare tempestoso e l’Italia volente o nolente si trova esattamente nel centro geopolitico della bufera. 

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