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DIARIO ARGENTINA/ Le madri del dolore amiche di Bergoglio

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Silvia Irigaray e papa Francesco  Silvia Irigaray e papa Francesco

Silvia Irigaray: Nel corso del tempo siamo cresciute fino ad arrivare al punto di visitare le carceri per renderci conto della vita al loro interno, parlare con i reclusi confrontandoci, cosa che facciamo con grande amore e un impegno che spesso ci lascia senza energie, ma che continuiamo a svolgere. Lo stesso facciamo con le forze di polizia, coinvolgendole nelle nostre esperienze. Non ci siamo presi impegni politici perché non militiamo con nessuno, ma quello che facciamo è un dialogo continuo con tutte le forze per cercare di migliorare la situazione per il bene di tutti.

 

Che risultati avete raggiunto?

Viviam: Ci siamo organizzate in settori dove operiamo secondo le possibilità e le preferenze di ognuna di noi: c'è chi si dedica all'assistenza processuale e chi all'organizzazione. Siamo arrivati, cosa mai successa in Argentina, a richiedere un processo a un giudice che nel corso della sua carriera si era "specializzato" nell'abbreviare le pene o nello scarcerare condannati che poi sistematicamente recidevano nei loro delitti causando altre vittime e solo l'intervento di un giurista affine a questo Governo garantista non l'ha escluso dalle sue funzioni. Ma crediamo che su Axel Lopez, così si chiama il giudice sottoposto a processo, sia caduta una macchia indelebile che impedirà il ripetersi di "errori", anche perché il caso ha avuto un'eco mediatica grandissima. Inoltre, un nostro progetto per la creazione di una banca dati legata agli abusi sessuali è stato approvato e realizzato aggiungendo un mezzo di estrema importanza nella risoluzione di questi casi. Ci siamo occupati anche delle corse automobilistiche clandestine, che tante vittime hanno causato, e degli incidenti di transito in generale, chiedendo l'aumento della pena per chi fugga dal luogo dell'incidente o guidi con tassi alcolici elevati.

 

So che papa Francesco vi è sempre stato molto vicino…

Silvia: Pochi giorni dopo il "massacro di Floresta" Bergoglio venne a visitarci come parenti delle vittime. Cosa che si è ripetuta altre volte fino a quando un giorno mi disse "Quando si calmerà il tuo dolore farai qualcosa". Un'affermazione che mi lasciò alquanto interdetta all'epoca perché la sofferenza era grande. Poi l'11 novembre del 2013, quando ci ricevette a Roma, al consegnarli una spilla della nostra organizzazione ci disse, portandosela al cuore "Che bel lavoro che state portando avanti". Alcuni giorni dopo ci ha chiamati per sapere se il nostro ritorno a Buenos Aires era stato buono, ma anche per dirci che la spilla con il nostro simbolo l'aveva collocata sul suo altare personale a Santa Marta.

 

(Arturo Illia)



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