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Esteri

STRAGE MIGRANTI/ Mussie Zerai: il piano B dell'Europa aiuta i trafficanti

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Il progetto dell’Ue è fare come l’Australia, che ha acquistato degli spazi in Cambogia, Isole Salomone e Indonesia, regalando soldi a questi Paesi con l’obiettivo di trattenervi i rifugiati. Il tutto come se la vita e i diritti di queste persone non contassero nulla. Il cosiddetto “processo di Khartoum”, cioè gli accordi preliminari in corso tra Ue e Paesi del Corno d’Africa, parla proprio di riaprire i campi profughi nel Nord Africa. A ciò si aggiungeranno l’esternalizzazione dei confini e i respingimenti di massa.

 

Con quali conseguenze?

Una volta dentro a questi campi, i profughi dovranno aspettare indefinitamente prima di essere trasferiti in un Paese europeo. E nessuno garantirà la procedura e la sicurezza di questi campi, né tantomeno che chi vi si trova non sarà vittima della tratta di esseri umani che coinvolge già chi si trova nei campi profughi in Sudan, dove le persone sono sequestrate per essere poi vendute come schiavi.

 

Qual è secondo lei la soluzione?

Se vogliamo evitare di contare altri morti, ciò che occorre è un dispositivo in grado di funzionare e che vada a cercare e a salvare queste persone mentre sono in mare. Nello stesso tempo occorre lavorare per proteggere i migranti nei Paesi di transito e per cambiare la situazione nelle terre d’origine, in modo che queste persone non siano più costrette a fuggire.

 

L’Isis in Libia ha ucciso 29 cristiani etiopi. Quanto conta il fattore religioso per i migranti?

Il martirio così eclatante dei 29 cristiani etiopi ha destato un interesse particolare. Non è però una novità che i cristiani in Libia siano torturati e uccisi. Da dieci anni l’agenzia Habeshia riceve notizie di discriminazioni e maltrattamenti ai danni di immigrati proprio in quanto cristiani.

 

(Pietro Vernizzi)

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