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Esteri

SOS SBARCHI/ Tripoli e Dublino, le due città che si "oppongono" all'Italia di Renzi

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Last but not least, l'Europa del Consiglio straordinario ha ulteriormente chiarito, qualora ce ne fosse stato bisogno, che Dublino per ora non si tocca. Da Bruxelles non sono arrivati impegni precisi sull'accoglienza per le migliaia di rifugiati che sono giunti e giungeranno sulle coste italiane. Renzi si è dovuto accontentare di un vago impegno "a creare un progetto pilota su base volontaria per i ricollocamenti nei paesi Ue, per offrire posti alle persone che hanno diritto alla protezione". Eppure l'Italia sperava che fosse almeno abbozzata la discussione su una deroga al trattato di Dublino che stabilisce che i rifugiati debbano chiedere asilo nel paese in cui arrivano. Ma su questo punto anche Angela Merkel è stata chiarissima: "Siamo pronti a sostenere l'Italia ma la registrazione dei rifugiati deve essere fatta in modo adeguato secondo le regole Ue". 

Tanto basta per capire come non possano essere sufficienti la triplicazione dei fondi per la missione Triton, l'offerta di navi e il  mandato esplorativo a Federica Mogherini per parlare di strategia europea. La strategia non c'è, e l'Europa nemmeno. Quell'Europa che nel non troppo lontano 2011 sembrava così decisa e pronta ad intervenire in Libia per defenestrare il sanguinario dittatore, e che oggi non sembra altrettanto pronta a far fronte "ai danni collaterali". 

In altre parole, Renzi torna a casa con la "paghetta triplicata" e qualche pattugliatore e portaerei in  più, ma dovrà "giocare" da solo la sua "battaglia navale".

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