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Esteri

SOS SBARCHI/ Tripoli e Dublino, le due città che si "oppongono" all'Italia di Renzi

Europa senza strategia, trattato di Dublino, ostilità del governo islamista di Tripoli, registrazione dei profughi non in regola: ecco la lista dei problemi di Renzi. MICHELA MERCURI

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"Un gigantesco passo in avanti per l'Europa, che mette nero su bianco una strategia", così Renzi ha definito il Consiglio straordinario europeo del 23 aprile. In realtà, però, ciò che emerge dalle decisioni dei leader europei non può essere considerato né un gigantesco passo in avanti, quanto piuttosto un "passettino" in punta di piedi fatto per schivare l'ostacolo, né tantomeno una strategia, quanto piuttosto una politica del minimo comun denominatore dettata dall'evidente impossibilità di voltare la faccia, almeno questa volta, davanti all'ennesima, drammatica, ecatombe del mare.

Dopo una pletora di dichiarazioni più o meno impraticabili dei vari politici nostrani, rimbalzate di talk show in talk show (affondare i barconi; attuare un blocco navale; utilizzare droni armati; tornare a Mare Nostrum, etc.), presumibilmente — e realisticamente — il premier era partito alla volta di Bruxelles con l'intenzione di ottenere quanto più possibile, conscio del fatto che l'Italia non è nella condizione di poter negoziare: la gravità della situazione e la necessità di tamponare il problema non permettono grossi voli pindarici; avanzare troppe richieste o risultare troppo "pretenziosi"  avrebbero rischiato di irrigidire le già riottose cancellerie europee, vanificando quei seppur minimi "passettini" in avanti.

E così l'Italia si accontenta di ottenere 9 milioni di euro al mese, e non più solo 3, per il finanziamento di Triton, che sarà dotata  anche di maggiori mezzi tra navi, portaerei, elicotteri etc. — forniti da Gran Bretagna, Germania, Spagna e Croazia — e del mandato all'Alto Rappresentante della Politica estera europea Federica Mogherini per riuscire nell'arduo compito di mettere in piedi una missione di Politica europea di sicurezza e difesa comune (Pesd) sulla Libia che dovrebbe colpire gli scafisti e arrestare il traffico degli esseri umani. Una missione che per essere realizzata dovrà essere in grado di convincere tutti gli Stati dell'Unione Europea, per poi essere deferita all'Onu. 

Ma nessuna missione sarà davvero realizzabile senza una chiara strategia per la Libia, da dove partono i barconi e dove lavorano tutte quelle organizzazioni criminali che regolano il fiorente traffico di esseri umani. E in Libia la situazione è complessa: nella nebulosa di attori che compongono l'intricato puzzle locale, la comunità internazionale riconosce il governo di Tobruk, che però è stato scacciato da Tripoli, dove è in carica l'altro "governo", quello islamista, che controlla peraltro l'area da dove hanno inizio i viaggi della morte e che, almeno fin qui, pare non aver nessuna intenzione di aprire un dialogo collaborativo con l'Europa. Come se non bastasse, gli sforzi per una riconciliazione fra i due governi, a fatica portati avanti dal mediatore dell'Onu Bernardino Leon, non hanno fin qui dato grossi risultati.