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CRISTIANI UCCISI IN KENYA/ Padre Albanese: l'islam ci ammazza per bucare lo schermo

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Nel ’91, con la caduta del regime di Mohammed Siad Barre, non esiste più un vero e proprio Stato somalo. L’attuale governo, pur essendo internazionalmente riconosciuto, non ha il controllo del territorio. Ciò nonostante si sono susseguiti diversi interventi stranieri, sotto la stessa benedizione dell’Onu, che però non hanno risolto la questione. Purtroppo il Corno d’Africa è l’area più esposta alla contaminazione di gruppi eversivi che provengono dalla sponda saudita/yemenita. Se nel ’900 la linea di falda tra Oriente e Occidente passava dal Medio Oriente, oggi le vicende del continente africano e in particolare del Corno d’Africa indicano che è in atto uno slittamento del conflitto.

 

Perché i jihadisti sono così forti in Somalia?

Un certo salafismo, e in particolare il wahabismo, ha rappresentato la culla di formazioni ribelli come Isis e Al-Shabaab. Il paradosso è che Arabia Saudita e Qatar sono Paesi nelle grazie degli Stati Uniti. Riyad non è stata inserita nella lista dei Paesi ribelli perché chiaramente c’è la questione del petrolio. La Somalia è la parte dell’Africa più esposta, in quanto si affaccia verso oriente. Anche se un certo jihadismo è presente anche in Libia, nella zona settentrionale del Mali e in Nigeria. Sono tutti gruppi preesistenti all’Isis, che però emulano il modello di Al-Baghadi perché questo buca lo schermo e dà una certa forza ideologica alla loro linea eversiva.

 

E’ in corso una guerra di religione?

No, siamo di fronte a una strumentalizzazione della religione per fini eversivi. Dire che questa è una guerra di religione significa fare il gioco degli estremisti. Vogliono porre la loro iniziativa su questo piano, ma se andiamo a fare il computo delle vittime i jihadisti hanno ucciso molti più musulmani che cristiani.

 

(Pietro Vernizzi)

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