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Esteri

GEOPOLITICA/ "La Russia resiste alla crisi, un errore le sanzioni"

Antonio Fallico, presidente Zao Banca IntesaAntonio Fallico, presidente Zao Banca Intesa

L'inflazione si sta raffreddando e anche la Banca Centrale ha potuto allentare il tasso di sconto, dopo aver aumentato le sue riserve valutarie. Anche il rublo si sta riprendendo, segno che gli operatori hanno iniziato a invertire i flussi. Stanno certamente avendo influssi benefici le massicce misure adottate dal governo, pari a una novantina di miliardi di euro.

 

L'economia russa resta molto legata all’export di materie prime energetiche.

Uno dei profili importanti della politica economica russa è l'aver assunto una stima prudente e conservativa (50 dollari al barile) sull'evoluzione del prezzo del petrolio nel 2015. Nella seconda metà dell'anno le previsioni di consenso sono più ottimistiche. Ma già sul terreno critico delle risorse energetiche a favore della Russia sta giocando la crisi dello shale oil. Una crisi irreversibile? I prodotti "da scisti" costano non meno di 80 dollari al barile e l'averci puntato sta già lasciando tracce significative nei bilanci di molte grandi compagnie occidentali. Ma la crisi dello shale è legata soprattutto all'avanzare nell'opinione pubblica mondiale della consapevolezza dei gravissimi impatti ambientali della produzione.

 

Lo scacchiere geopolitico è attraversato da una maggiore instabilità, sia sul piano economico che su quello delle relazioni tra Stati e macro-aree. Già il summit Apec dello scorso autunno a Pechino ha fatto registrare un ulteriore avvicinamento fra Russia e Cina.

Il ruolo della Russia lungo la dorsale "eurasiatica" del globo resta peculiare e strategico: e se la Cina è il principale terminale di interlocuzione, non va dimenticata l'interfaccia con l'India o quella con il Pakistan. Senza trascurare il processo di assestamento delle repubbliche ex sovietiche dell'Asia centrale. La Shanghai Cooperation Organization - fra Cina, Russia, Kazakistan, Uzbekistan, Tagikistan e Kirghizistan - opera fin dal 2001: le dinamiche eurasiatiche, con la Russia come soggetto occidentale, sono già lunghe e complesse.

 

Come si sta muovendo la Ue?

L'Unione Europea ha avviato con gli Usa la negoziazione di una Trade-Investment Partnership. Tuttavia la recente adesione di Germania, Italia e Gran Bretagna alla Asian Infrastructure Investment Bank ha confermato una concreta attenzione strategica di alcuni importanti paesi-membri Ue verso l'area eurasiatica e la significatività del suo sviluppo. E paiono confermare anche che situazioni conflittuali come quella in corso in Ucraina possano essere alla fine episodiche rispetto a dinamiche storiche di lungo periodo.

 

Qual è il momento di Banca Intesa in Russia?

La nostra presenza non cambia: siamo al servizio delle famiglie sul segmento "retail", cerchiamo di sviluppare la nostra attività sul versante "corporate" soprattutto a sostegno delle piccole e medie imprese. Siamo una banca per le persone, per il risparmio, per il lavoro, per l’iniziativa imprenditoriale. E stiamo cooperando per radicare in Russia una cultura creditizia adeguata alle aspettative che l'economia russa ha per se stessa.

 

Un’ultima domanda: lei è ottimista verso una soluzione positiva della crisi ucraina?

 Certamente. 

 

(Antonio Quaglio)

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