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Esteri

ITALIA IN GUERRA (?) / Isis, Gentiloni: pronti all'intervento militare. Le reazioni

Italia in guerra? Gli interventi militari come quello in Iraq invece di risolvere le situazioni le hanno aggravate: il ministro Gentiloni spiega cosa fare contro il terrorismo islamico

Il ministro GentiloniIl ministro Gentiloni

"Ai massacri quotidiani di minoranze inermi non si può rispondere con l'indifferenza o peggio con l'ignavia. Ha ragione Paolo Gentiloni". Lo ha scritto su Twitter il capogruppo del Pd alla Camera, Roberto Speranza, commentando le recenti dichiarazioni del ministro degli Esteri. Sulla stessa linea il giudizio di Enzo Amendola, responsabile Esteri del Pd: "È evidente come sia in atto una escalation di violenze da parte del terrorismo fondamentalista islamico contro le minoranze in una parte del mondo che va dal Medio Oriente all'Africa. Ha ragione il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni: basta ignavia ed egoismo da parte di chi vive lontano dal fronte del terrore credendosi 'al riparo' nel proprio recinto". Secondo Amendola "è necessario che la comunità internazionale, in primis l'Europa, reagisca con forza lavorando su più terreni, a partire dall'azione diplomatica, dalla cooperazione agli aiuti economici e umanitari, fino ad azioni mirate a fermare questi gruppi terroristici".

"Dobbiamo decidere se vogliamo assumerci responsabilità chiare, svolgere il nostro ruolo oppure se dobbiamo continuare a tenere questi problemi al di fuori del nostro piccolo mondo, che poi è una semplice illusione. Ma questo comporta spese, e ciò riguarda anche l'opzione militare". Lo ha aggiunto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni nel suo intervento ai microfoni di Radio Anch'io. "In passato ci sono stati interventi militari che hanno avuto esiti tutt'altro che risolutivi, ma che anzi hanno aggravato la situazione", ha spiegato il responsabile del dicastero, anche se "non stiamo parlando di nuove guerre o invasioni come quelle avvenuto in passato, ad esempio, in Iraq".

Cristiani perseguitati, minoranze religiose: parlando oggi al programma Radio anch'io, il ministro degli esteri Gentiloni ha detto che l'opzione militare in loro difesa non è da escludere, anche se non è l'unica. Non è neanche quella decisiva, ha aggiunto, spiegando  che sono necessari interventi di cooperazione economica, aiuti ai rifugiati, collaborazioni tra università. Gentiloni ha spiegato come l'Italia, essendo membro della coalizione anti Isis, è già automaticamente coinvolta dal punto di vista militare: "non escludo interventi in Nigeria e Libia. Gli interventi, però, devono essere su più terreni, si deve partire dalla cooperazione internazionale, facendo di più". Il Parlamento ha già dato mesi fa l'autorizzazione ad eventuali interventi militari, ha aggiunto, ma altresì la guerra in corso tra sciiti e sunniti va moderata, non alimentata: "Quando si dice possiamo fare di più non vuol dire mettere mano alle pistole". Va comunque contrastato quello che il ministro definisce il mix egoismo e ignavia dell'occidente: "ci sono tante cose da fare di più e meglio, superando questo atteggiamento che dice prendiamo il bello del mondo attuale e i rischi li teniamo fuori dalla porta chiudendoci a chiave".

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