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ITALIA IN GUERRA (?)/ Frattini: non facciamo in Libia l'errore della Somalia

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Franco Frattini (Infophoto)  Franco Frattini (Infophoto)

La reazione tarda perché ancora si discute, non ci si mette d'accordo e nel frattempo le stragi continuano. Ci vuole una risoluzione Onu che dica con chiarezza che una missione anti terrorismo in Libia, ad esempio, si deve fare con l'uso delle armi.

 

Anche Gentiloni però, come molti altri, dice che le azioni militari talvolta ottengono l'effetto opposto. L'esempio è l'intervento americano in Iraq, che avrebbe dato la stura al terrorismo islamico.

Questa è la scusa che trovano oggi i terroristi, che tutto cioè deriva dall'intervento americano.

 

Invece?

Dire che una azione militare di tredici anni fa, che riguardava un governo sunnita quale quello di Saddam, sia stata l'origine di quanto vediamo oggi è totalmente errato.

 

Perché?

I jihadisti di oggi non hanno niente a che fare con le truppe di Saddam. L'errore semmai è stato un altro, quello di azzerare completamente l'amministrazione irachena, che era una amministrazione solida. Gli americani hanno pensato che tagliando in un colpo solo centinaia di migliaia di soldati iracheni si eliminasse il pericolo di un ritorno di quel regime. Ma questi soldati non erano amici di Saddam, erano professionisti stipendiati che si sono trovati senza stipendio e lavoro e molti di loro sono andati a ingrossare le fila dell'estremismo. 

 

Cambiando scenario: l'Italia sembrava in "prima linea" sulla Libia, poi tutto sembra rientrato, rallentato, sospeso. Cosa pensa della politica del governo?

Penso che sia giusto quello che ha fatto Renzi quando è andato in Russia a cercare un accordo affinché si arrivi a una risoluzione delle Nazioni Unite per una missione militare in Libia.

 

Che tipo di missione? 

Per prima cosa creare un governo quantomeno apparente di unità nazionale e secondariamente un'azione anti-terrorismo contro Isis che si deve fare per forza con le armi. O diamo le armi all'esercito libico riconosciuto internazionalmente o facciamo un'azione autorizzata dall'Onu. Non fare niente non è una opzione. 

 

Il nostro ruolo?

Ha fatto bene l'Italia a dire che questa azione si deve fare, ma oggi vedo troppe incertezze, c'è la posizione di molti Paesi ancora incerta. L'Italia dovrebbe mantenere la leadership di una missione in Libia. Noi siamo in prima linea, se si infiltrano terroristi tra i flussi migratori, arrivano a casa nostra. E' la sicurezza italiana che è in ballo. 

 

A proposito di Libia: lo scenario che vediamo oggi è cominciato nel 2011, quando lei era ministro degli Esteri. Oggi l'Italia è più debole o più forte di allora sullo scenario internazionale? E nel Mediterraneo in particolare?

L'Italia si è molto avvantaggiata e rafforzata data la sua posizione strategica di guida naturale di una missione in Libia. Ma bisogna farla. Se non si fa l'Italia si indebolisce. In diplomazia, come in fisica, se c'è uno spazio vuoto questo viene occupato da un altro corpo. 

 

Chi, ad esempio?


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COMMENTI
08/04/2015 - commento (francesco taddei)

ancora a difendere l'esportazione della democrazia in iraq? con tutti i suoi errori l'hanno premiato con una poltrona al coni.