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RISIKO/ Ucraina, Iran e gas: l'agenda "segreta" di Obama prima di andarsene a casa

Pubblicazione:mercoledì 13 maggio 2015

John Kerry (Infophoto) John Kerry (Infophoto)

In questa area la partita degli Usa è più complicata di quella della Russia, perché devono trovare un accordo sul nucleare con l’Iran senza compromettere troppo i rapporti con il vecchio alleato saudita, che sta bombardando nello Yemen i ribelli sciiti sostenuti dall’Iran.

L’Europa si presenta defilata in questi scenari, ma è pienamente coinvolta nello scontro diretto tra Usa e Russia in Ucraina, dove la guerra tra Kiev e i separatisti russi ha già provocato più di 6mila morti e un milione di profughi.

L’attuale tregua sembra resistere, ma rimane a rischio senza un accordo definitivo, le cui premesse si spera siano state poste proprio in questi incontri, al di là delle dichiarazioni ufficiali. La ragione vorrebbe che entrambe le parti siano diventate coscienti della necessità di trovare una soluzione, che non può che essere di compromesso, e che dovrebbe tenere conto delle reali volontà dei popoli russo e ucraino, non solo degli interessi delle oligarchie che li governano. L’Unione Europea potrebbe avere in questo accordo un ruolo molto importante, ma il misto di incompetenza e cinismo dimostrato finora non lascia molte speranze.

Oggi John Kerry sarà in Turchia, ad Antalya, per partecipare a una riunione dei ministri degli esteri Nato, per poi tornare a Washington per una riunione con i Paesi del Golfo sulle trattative con l’Iran per la questione nucleare.

Qui si inserisce l’altro rilevante fronte aperto, quello energetico. L’anno scorso, a seguito delle sanzioni per la crisi ucraina e le tergiversazioni dell’Ue, Putin cancellò il progetto South Stream, il gasdotto che doveva portare il gas russo in Europa evitando l’Ucraina. La decisone ha danneggiato diversi Paesi coinvolti, a partire dalla Bulgaria, e diverse società, come le italiane Eni, che aveva il 20% nel consorzio guidato da Gazprom, e Saipem, detentrice di un contratto di circa 2 miliardi di euro per il tratto del gasdotto sotto il Mar Nero.

In alternativa al South Stream, l’Ue sostiene il gasdotto che, attraverso Georgia e Turchia, dovrebbe portare entro il 2019, con il cosiddetto TAP, il gas azero in Italia e da qui in Europa. La risposta russa è stata rapida e durante la recente visita di Putin in Turchia Gazprom e l’ente petrolifero di Stato turco hanno firmato una lettera di intenti per la costruzione del cosiddetto Turkish Stream, per portare il gas russo attraverso il Mar Nero direttamente in Turchia e di qui al confine con la Grecia.

Qualche giorno fa, il presidente di Gazprom ha annunciato l’inizio dei lavori del gasdotto, il cui tratto sottomarino è stato riaffidato alla Saipem, e le prime consegne sono previste per la fine del 2016. L’opposizione americana a questo progetto è stata molto forte, ma non ha evidentemente convinto la Turchia, diventata ormai un punto di passaggio obbligato per una buona parte del gas diretto in Europa, almeno quella del Sud. 


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