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RISIKO/ Ucraina, Iran e gas: l'agenda "segreta" di Obama prima di andarsene a casa

Pubblicazione:mercoledì 13 maggio 2015

John Kerry (Infophoto) John Kerry (Infophoto)

Il segretario di Stato americano, John Kerry, e il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, si sono incontrati ieri per quattro ore a Sochi, sul Mar Nero, e alla fine dell’incontro Kerry ha anche incontrato il presidente russo Vladimir Putin. In attesa di conoscere i risultati concreti di questi incontri, è da segnalare comunque la loro importanza, data la situazione di elevata tensione tra Stati Uniti e Russia.

Sabato scorso, 9 maggio, si è tenuta a Mosca una grande parata militare per celebrare la vittoria sulla Germania nazista, una manifestazione di forza militare in cui sono stati esibiti anche nuovi e avanzati armamenti come i carri armati T-14, interamente fabbricati in Russia e giudicati da molti esperti, anche occidentali, i migliori sul mercato.

In conseguenza della crisi ucraina, nessun capo di Stato occidentale ha presenziato alla parata, a parte quello di Cipro e il presidente ceco, che però ha incontrato Lavrov e Putin dopo la parata. Anche Angela Merkel è andata a Mosca e incontrato Putin, ma il giorno dopo. La speranza è che queste schermaglie diplomatiche nascondano una reale volontà di superare l’attuale muro contro muro e ricercare una soluzione ai diversi punti di conflitto, tra i quali emergono le trattative sul nucleare iraniano, la guerra in Siria e la tragedia ucraina.

Sull’Iran sembra esservi un sostanziale accordo sui colloqui diretti a fermare derive militari del nucleare iraniano, che continueranno in giugno con la partecipazione della Russia. Un elemento di frizione si è inserito con la recente decisione di Mosca di togliere l’embargo sulla vendita a Teheran dei sistemi antimissile S-300: i russi sostengono trattarsi di sistemi esclusivamente difensivi con nessun pericolo per i Paesi vicini, ma la decisione ha sollevato forti critiche sia negli Usa che in Israele.

Posizioni invece decisamente opposte sulla Siria, dove gli Stati Uniti vogliono abbattere il regime di Assad sostenuto dalla Russia. Come si ricorderà, nel 2013 Obama aveva l’intenzione di attaccare in Siria, ma lo stesso Papa Francesco si oppose con la famosa lettera a Putin nella sua qualità di presidente del G20. Obama rinunciò all’intervento armato, ma continua a volere un cambio di regime a Damasco, cui si oppone Putin, oltre che l’Iran.

Il timore della Russia è che un governo diverso e sostenuto dagli Usa possa mettere in discussione la sua unica base navale nel Mediterraneo, quella nel porto siriano di Tartus. A parte questi diretti interessi russi, risulta comunque difficile capire in che modo ci si possa liberare di Assad senza far precipitare la Siria e tutta la regione in un disastro ancora più grande di quello attuale, con il rischio di un ulteriore allargamento dell’influenza di Isis o di altri estremisti.


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