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EGITTO/ Shahira Amin: la condanna a morte di Morsi alimenta solo violenza e odio

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Mohamed Morsi (Infophoto)  Mohamed Morsi (Infophoto)

La mia impressione fu che l’uomo che avevo di fronte non era né un terrorista né un assassino né un brutale dittatore. Quando gli chiesi che cosa ne pensasse del fatto che io mi ritengo una donna liberale, e se avrebbe voluto costringermi a indossare il velo, lui mi rispose che era una mia libera scelta.

 

Come si spiega che Morsi da presidente sia stato così contestato?

Diversi egiziani erano molto preoccupati per l’ascesa al potere di Morsi, perché erano convinti che i Fratelli musulmani avrebbero adottato un approccio graduale per islamizzare il Paese. Durante la presidenza di Morsi però non è stata adottata alcuna decisione che io abbia percepito come pericolosa per la mia identità di donna laica e liberale.

 

Tutte le accuse contro Morsi sono infondate?

L’unica accusa che si può fare a Morsi è quella di essere stato un politico incompetente e incapace di gestire un Paese complesso come l’Egitto. I Fratelli musulmani sono rimasti a lungo in clandestinità ed erano privi di esperienza, e d’altra parte magistratura, polizia e media erano tutti contro Morsi.

 

L’immagine di Al-Sisi in Italia è quella di un presidente laico e contrario a ogni estremismo religioso. E’ realmente così?

Al-Sisi ama mostrarsi come un riformatore del pensiero islamico e vuole far credere che Isis e Fratelli musulmani possano essere messi sullo stesso piano. Ritengo però che i due gruppi non possano essere equiparati, in quanto i Fratelli musulmani sono un gruppo moderato che ha rinunciato alla violenza fin dagli anni 70 del secolo scorso. Durante la presidenza Morsi inoltre non hanno mostrato alcun segno di radicalismo.

 

Al-Sisi però è uno dei leader più attivi nel combattere l’Isis…

Il problema è che i leader arabi, e non mi riferisco ad Al-Sisi in particolare, stanno sfruttando l’Isis per creare il panico in Occidente. Ma soprattutto si vuole arrestare la spinta verso la democrazia. Le monarchie del Golfo sono terrorizzate dall’idea di una rivoluzione, e sono convinte che se in Egitto si affermasse la democrazia ciò provocherebbe di riflesso una caduta dei loro stessi regimi. Stanno quindi facendo di tutto per fermare l’onda della democratizzazione, e usano l’Isis come uno spettro per creare paura.

 

(Pietro Vernizzi)



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