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ISLAM/ Samir: per fermare l'Isis, l'occidente parli con l'Iran

Pubblicazione:mercoledì 20 maggio 2015

Messa in Egitto in occasione della strage dei 21 cristiani copti per mano dell'Is (Infophoto) Messa in Egitto in occasione della strage dei 21 cristiani copti per mano dell'Is (Infophoto)

“Dopo Ramadi, libereremo Baghdad e Karbala”. E’ l’annuncio di Abu Bakr Al Baghdadi in un video diffuso dai media dello stato islamico. In un video si mostrano le cartine dei nuovi territori irakeni ora controllati dall’Isis e si lodano i mujaheddin per le loro vittorie nella regione dell’Anbar, la cui capitale è Ramadi. Al Baghdadi aggiunge significativamente che la capitale irakena sarà conquistata contro “crociati e sciiti”. Per padre Samir Khalil Samir, gesuita egiziano e uno dei massimi studiosi del mondo islamico, “il progetto di conquista portato avanti dall’Isis è mondiale e per contrastarlo occorre un’iniziativa mondiale che coinvolga anche l’Iran”.

 

Che cosa ne pensa dell’ultimo annuncio del “califfo” Al Baghdadi?

E’ un proclama dal chiaro valore simbolico per rivendicare che l’Isis conquisterà il centro del mondo islamico. Baghdad ne è stata la capitale per cinque secoli, durante il grande periodo abbaside che va dal 750 al 1258. Non a caso il numero uno dell’Isis ha preso il nome di Al-Baghdadi, cui ha aggiunto Abu Bakr, cioè il primo califfo dopo Maometto. Karbala è inoltre la città santa degli sciiti che adesso governano l’Iraq.

 

Secondo lei quelle di Al Baghdadi sono solo farneticazioni?

Nei sogni di Al-Baghdadi l’intero islam sarà nelle sue mani, e il mio auspicio è che il mondo si svegli per fermare la realizzazione di questo progetto. L’idea dell’Isis è infatti conquistare Siria e Iraq per poi passare ad altri Paesi fino ad arrivare all’Europa, che agli occhi del califfato rappresenta il cristianesimo. Non a caso l’intera galassia fondamentalista chiama l’Occidente “i crociati”. Dopo avere sottomessi gli sciiti, l’Isis intende passare ai cristiani. Tocca a noi fare in modo che rimanga solo un sogno e che non si tramuti in realtà.

 

Che cosa si può fare in concreto?

Occorre una collaborazione globale per impedire che le grandi monarchie petrolifere sunnite, come Arabia Saudita e Qatar, continuino a fornire soldi e armi senza cui l’Isis non potrebbe continuare la sua guerra. Le armi maneggiate dei miliziani del Califfato sono state tutte fabbricate in Occidente. C’è un coinvolgimento globale, e si dovrebbe prenderne atto per dire “D’ora in poi non si fornisca una sola arma al Medio Oriente”. Occorre fare pressioni sui Paesi Arabi alleati degli Stati Uniti quali Arabia Saudita, Qatar e Dubai. Il progetto che l’Isis intende realizzare è mondiale, e la risposta deve essere dunque mondiale.

 

La prima mobilitazione intanto è stata quella delle milizie sciite legate all’Iran….

In questa risposta il coinvolgimento di Teheran è indispensabile. Contrariamente all’immagine diffusa in Occidente, l’Iran è un Paese piuttosto pacifico. Io lo ho visitato a lungo, sono stato anche invitato a Qom insieme agli imam. Gli sciiti non hanno una visione radicale dell’islam, sono molto più aperti e hanno una concezione della religione molto più mistica e filosofica rispetto ai sunniti.

 

Com’è la politica estera del presidente egiziano Al Sisi nei confronti dell’Isis?


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