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SCENARI/ Il sogno della Grande Albania porta nei Balcani lo scontro tra Usa e Russia

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Anche qui, tuttavia, non mancano gli interventi esterni, a cominciare da Usa e Russia, che si accusano reciprocamente di sostenere i primi gli oppositori, i secondi il governo. Da parte sua, già prima degli scontri, l’Ue aveva espresso ufficialmente in aprile la sua grave preoccupazione per la situazione, soprattutto per quanto riguarda violazioni dello Stato di diritto, dei diritti civili e della libertà dei media. Aveva però invitato tutte le parti ad assumere le proprie responsabilità per raggiungere un accordo che ponesse fine al più presto a questa pericolosa situazione.

Da più parti è stata evocata la tragedia dell’Ucraina, con la quale vi sono diversi possibili e allarmanti parallelismi, a partire dal contrasto tra Usa e Russia, per molti la vera chiave di lettura di questa situazione. Anche qui vi è una minoranza etnica che minaccia l’integrità territoriale dello Stato, una minoranza che, come in Ucraina per i Russi, ha in un Paese confinante una possibile madre patria. Anche qui la Russia di Putin viene accusata di interferenze a favore del governo, con le opposte accuse agli Stati Uniti di fomentare i disordini per i propri interessi. E si porta l’esempio del Turkish Stream, sostenuto dal governo macedone, ma avversato dagli Stati Uniti, che promuovono l’importazione di gas dall’Azerbaigian con il gasdotto.

Se la Russia viene accusata di voler mettere un cuneo a proprio vantaggio in un’area strategica per l’Europa, gli Stati Uniti vengono accusati di voler creare l’ennesima “rivoluzione colorata” per estendere la loro influenza e imporre le loro politiche.

Si possono infatti tratteggiare alcune analogie tra Yanukovich e Gruevski: entrambi in buoni rapporti o amici di Mosca ed entrambi accusati di corruzione e autoritarismo, ma pur tuttavia in trattative con Bruxelles per entrare nell’Ue. Il primo è stato travolto dal Majdan, il secondo rischia di fronteggiare una situazione molto simile. Se la tragedia ucraina ha portato a un rinnovato clima da Guerra Fredda, lo scoppio di un conflitto in Macedonia provocherebbe l’esplosione degli interi Balcani. L’elemento religioso non è per il momento in gioco, ma sarebbe sciocco ignorare le possibilità di reclutamento offerte all’Isis nella travagliata Bosnia o in Kosovo, e che in Macedonia circa un terzo della popolazione è musulmano.

Lo scenario descritto porta a una triste conclusione su come, dopo quasi sessant’anni dalla costituzione della CEE e più di vent’anni dalla nascita dell’Unione Europea, i problemi dell’Europa siano ancora così simili a quelli che hanno provocato due disastrose guerre mondiali. Sessant’anni fa, i padri fondatori della CEE avevano ben chiaro l’obiettivo di evitare nuove guerre fratricide; qual è l’obiettivo oggi delle megastrutture tecno-politiche di Bruxelles?



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