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Esteri

CAOS LIBIA/ Micalessin: la "guerra per bande" è anche figlia del Semestre di Renzi

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Quello che è in atto in Libia è uno scontro tra gruppi ideologici, che vede contrapposti i Fratelli musulmani contro i laici capeggiati da Mahmoud Jibril; tra città-Stato, con la coalizione di Zuara, Tripoli e Misurata contro quella di Zintan e Tobruk; tra tribù che insanguinano varie parti del Paese. A ciò si aggiungono divisioni interne agli stessi campi, come per esempio tra Misurata e Tripoli che pure fanno parte della stessa coalizione. Senza contare l’Isis, che rappresenta il terzo incomodo e che come prospetta lo stesso Leon potrebbe diventare la vera forza dominante del Paese.

 

Dopo la presa di Palmira, Gentiloni ha dichiarato: “Occorre rivedere la strategia anti-Isis”. Che cosa non sta funzionando?

Non sta funzionando nulla. La caduta di Ramadi e Palmira è il sintomo di una strategia completamente sbagliata. Si è pensato di poter abbattere lo stato islamico con una serie di operazioni aeree assolutamente inefficaci, condotte senza determinazione. Si è messa insieme una coalizione di Paesi arabi che non ha come principale interesse quello di combattere lo stato islamico. La caduta di Ramadi è il chiaro esempio del fatto che le truppe su cui fanno affidamento gli Usa non sono motivate.

 

Di che cosa ci sarebbe bisogno?

Ci sarebbe bisogno del cosiddetto “surge”, cioè la rimonta resa possibile dalla strategia del generale Petraeus. Per contrastare Al Qaeda erano state armate e appoggiate le tribù sunnite, cui era stato dato un ruolo importante dal punto di vista politico ed economico. L’amministrazione Obama si è completamente dimenticata che la strada da seguire era questa. Si è affidata a un governo irakeno dominato dalla componente sciita, che continua a essere vista come il fumo negli occhi dalle tribù che abitano in quei territori dove si combatte.

 

(Pietro Vernizzi)

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